Villa Urbani. Libri di mezza estate, per tutte le stagioni

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I libri possono fare grandi cose, non so se è una frase fatta ma questo non inficerebbe di certo la sua veridicità. La mia convinzione deriva da quello che ho potuto osservare negli ultimi giorni di questo strano luglio 2020.

Il 28 e il 29 luglio, Villa Urbani, nel suo ormai avviato salotto estivo all’aperto, ha ospitato tre appuntamenti cui vale la pena accennare.

Martedì 28 si è tenuto un incontro tra alcune famiglie e il dottor Filippo Mazzi, psicoterapeuta familiare e presidente del centro Co.Me.Te. di Perugia. Mazzi ha invitato genitori e bambini a parlare o comunque manifestare i reali stati d’animo emersi appena conclusosi il lockdown.

Ha quindi presentato un libricino dal titolo Raccontiamoci. Storie per momenti difficili. Prima agli adulti, come premessa, mentre i bambini venivano intrattenuti con letture dai volontari del servizio civile, mentre in seconda istanza ha coinvolto gli stessi bambini a partecipare a una lettura condivisa con i propri genitori. La raccolta contiene racconti brevi (alcuni dei quali già presentati in piena quarantena dai ragazzi del servizio civile che hanno registrato videoletture rintracciabili sulle pagine social delle biblioteche di Perugia) incentrati appunto sulla comprensione e il superamento di momenti complicati quali può sicuramente esser stato ritrovarsi forzatamente rinchiusi a casa a causa della pandemia di Covid-19. Questo tipo di lettura però non spinge il bambino a esprimere i suoi sentimenti ma lo guida attraverso tappe interattive inserite nella storia (domande, giochini e disegni…), rendendo il percorso un gioco da fare in famiglia che però permette al genitore di capire come si senta realmente il figlio e a comprendere stati d’animo che altrimenti gli sarebbero preclusi.

La particolarità che si vuole sottolineare è proprio il fatto che il bambino è portato a partecipare in maniera attiva al racconto perché Mazzi vi inserisce spesso domande che sono inevitabilmente spunti di riflessione, per grandi e piccini. E se poi tali storie non sono utilizzabili solo per la pandemia che ancora adesso viviamo, perché nei suoi racconti non la si nomina mai generalizzando travestendola da vari personaggi (ed ecco anche l’importanza di una lettura che vada oltre questo periodo e che rimane sempre valida), è comunque da dire che la raccolta è frutto del lockdown, perché è importante soffermarsi su quanto è appena trascorso e che ancora non è del tutto concluso e quindi è fondamentale affrontare il tema anche in famiglia per capire come i bambini, che hanno vissuto il tutto senza averne una reale coscienza, ne sono usciti e cosa ha davvero comportato per loro.

Per concludere, uno spunto pratico: lo psicologo per aiutare i genitori ha fatto l’esempio del prato che con l’aumentare della temperatura è stato poco innaffiato ed è ingiallito. Per favorire la crescita di un pratino all’inglese, è necessario quindi incrementare l’innaffiatura, e controllare gli eccessi di calore. Il prato sono i bambini, l’acqua è la socialità, la temperatura sono le tensioni familiari. A ciascuno il compito di essere un buon giardiniere.

Il 29 luglio, già dal primo mattino, lo spazio verde di Villa Urbani ha accolto ragazzi e ragazze con età fra i 12 e i 14 anni per un appuntamento ormai fisso che si svolge ogni mercoledì mattina e che nel mese scorso è stato dedicato all’ascolto delle pagine di Il selvaggio di David Almond, un romanzo breve rivolto proprio ai giovani che si affacciano all’adolescenza e che spesso devono fare i conti con la difficoltà di adattarsi al mondo anche interiore che spesso è terribile e selvaggio.

La lettura del racconto si è svolta per tutto il mese di luglio in maniera condivisa ed è stata guidata dalla bibliotecaria Gaia Rossetti che ha letto ad alta voce scandendo le diverse fasi della narrazione la quale è partita in sordina per poi avvolgere i ragazzi che sono letteralmente entrati nella storia prendendo le parti dei due protagonisti (Blue e il Selvaggio) mentre ascoltavano rapiti. L’interesse per il racconto si è mostrato già quando a un incontro si è deciso di costruire una coroncina d’edera per impersonare il selvaggio ogni qualvolta questo entrasse in scena. E non poteva che essere un crescendo. Infatti mercoledì 29 luglio quando di buon’ora i ragazzi, curiosi di sapere come finisce la storia di Blue e del Selvaggio, sono arrivati in biblioteca, hanno trovato ad aspettarli, oltre il libro che ormai ben conoscono, un cartellone inamidato appeso a una delle pareti esterne di Villa Urbani e un tavolo da lavoro un po’ speciale perché composto di alimenti come il cavolo rosso, il pomodoro, il tè, lo zafferano che se combinati in un certo modo tingono. Il motivo dell’allestimento è presto detto: il Selvaggio, ragazzetto che vive rintanato in una caverna, ne disegna le pareti in modo rozzo e primitivo, con colori naturali, e quindi ecco il ritorno al bestiale e al selvatico che è in ognuno di noi e che non può non colpire i ragazzi che con l’edera in testa lo imitano. Ma poi, se si vuol parlare di naturalità e del ritorno ad essa, allora cosa c’è di più naturale per un/a ragazzo/a che 12 o 13 anni disegnare anche in maniera astratta quello che si ascolta e che quindi si è immaginato ed esteriorizzare così cosa si è provato durante la lettura?

Ancora mercoledì 29 luglio, nella tarda mattinata, quando in un angolo del giardino alcuni ragazzini continuavano a dipingere, ha raggiunto Villa Urbani la nota scrittrice umbra Sara Allegrini, autrice del già famoso, terzo e per ora ultimo romanzo La rete. La sua presenza non è stata richiesta per presentare alcun libro però, perché i ragazzi che hanno incontrato la scrittrice conoscevano bene il suo ultimo racconto, avendolo letto nei mesi precedenti. L’incontro è stato un semplice ma significativo confronto tra l’autrice e alcuni suoi lettori. I lettori in questione fanno parte della comunità di recupero Cad di Boneggio e hanno formato un gruppo di lettura (aperto a tutti), fortemente voluto dalla dirigente del Sert Silvana Mattiacci (che era presente), che si riunisce a Villa Urbani tutti i venerdì e che ha ripreso le letture condivise appena è stato possibile incontrarsi in giardino. I temi delicati affrontati nel romanzo La rete, dove i protagonisti, con caratteri molto difficili, vengono abbandonati in un bosco e sono obbligati, per salvarsi, a seguire le indicazioni di un misterioso personaggio che lascia loro dei bigliettini, bene si adatta a un gruppo che ricerca continui spunti di riflessione per aiutarsi e farsi aiutare a superare momenti difficili in cui chiunque può incorrere, per salvarsi, anche se, come evidenzia il racconto, non è detto che ci si salvi sempre e che ci sia il lieto fine soprattutto se rimane un forte interrogativo, recitato nel sottotitolo, Come si salva qualcuno che non vuole essere salvato?

Molte le domande poste alla Allegrini che si è prestata senza remore a raccontare come è nato La rete, perché e chi sono nella vita reale i personaggi di Daniel, Eliah e Maddalena. La domanda finale l’ha posta lei però al suo pubblico: “Come vi sentite a libro finito? Meglio, peggio, diversi o esattamente come quando avete iniziato a leggere?”. Quesito fondamentale perché ritorna al punto focale che è sempre il libro e il potenziale che ha. Ma allora un libro può smuovere le coscienze e favorire il cambiamento?

Un libro, quindi, può fare grandi cose perché fa riunire, fa condividere, fa pensare, fa dialogare e anche chiacchierare e inevitabilmente fa cambiare. In un periodo in cui tutto questo è stato reso difficile da una pandemia che ci ha letteralmente isolati, ritrovarsi attorno a un libro non può che far bene all’anima. Ma attenzione, la lettura condivisa e individuale (come più la si gradisce) e la biblioteca come luogo fisico in cui condividerne il piacere non devono sottostare alle leggi dei soli incontri occasionali ripresi dopo una lunga solitudine ma essere parte integrante della quotidianità cittadina per farne un cuore pulsante di cultura.

La biblioteca Villa Urbani continua ad accogliere nel suo verde i suoi utenti, che sia per presenziare a un incontro o anche solo per leggere e studiare in solitaria. Ci sarà sempre un libro speciale ad attendervi, pronto per fare grandi cose!

Veronica Perrone