Vieni a conoscere Lucrezia Borgia

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Lucrezia Borgia
Lucrezia Borgia

“Se per un certo periodo era vissuta da peccatrice sicuramente morì da santa”

(I. Montanelli)

Lucrezia Borgia, figlia, sorella, moglie, madre e donna. La sua storia, per meglio dire, la sua leggenda è tramandata da generazione a generazione, conferendole un’immagine di avvelenatrice di mariti e di incestuosa con il padre e il fratello. Quello che farò con le mie parole sarà raccontarvi la Borgia nella versione più veritiera possibile, non trascurando il suo passato di giovane donna ma nemmeno la sua caparbietà e astuzia.

Figlia illegittima di Rodrigo Borgia – futuro papa Alessandro VI – e Vannozza Cattanei. Sorella di Giovanni, Cesare (detto Il Valentino) e Goffredo. Fin da piccola fu usata come strumento politico prima del padre e poi del fratello Cesare, concedendola in matrimonio all’età di 12 anni a Giovanni Sforza poi ad Alfonso d’Aragona e per ultimo ad Alfonso d’Este.

Rocca Albornoz Spoleto
Rocca Albornoz Spoleto

Lucrezia attraversò anche le strade umbre incinta di sei mesi, divenendo nel 1499 Duchessa di Spoleto e Foligno. Diede alla luce il suo secondo figlio proprio a Spoleto, che fu chiamato Rodrigo come il nonno. Si impegnò attivamente nel suo ruolo di governatrice dall’alto del Colle Sant’Elia dove risiedeva all’interno della Rocca, dimostrando di avere ottime capacità intellettive. Istituì un corpo di marescialli per assicurare l’ordine cittadino e impose una tregua con Terni, la città rivale. A Spoleto restò fino al 1502, allontanatasi a causa delle difficoltà che il padre-papa aveva con Terni, e per questo tornò a Roma.

Aveva dentro di sé il desiderio di allontanarsi dalla sua famiglia e l’opportunità sopraggiunse con il terzo matrimonio con Alfonso d’Este per il quale seguì lei stessa le trattative. Nonostante le maldicenze che portava con sé, fu accolta in grande festa a Ferrara riuscendo a farsi apprezzare da tutta la popolazione. Durante le assenze belliche del Duca d’Este le veniva affidata la reggenza del Ducato, e lei dava prova di intelligenza e destrezza.

Nonostante quello che si possa pensare, Lucrezia era in intimo dialogo con Dio dimostrando di essere un’imprenditrice e una duchessa devota, impegnata spiritualmente e socialmente con i ferraresi. Ma c’era un dubbio che la tormentava e per il quale chiedeva conforto al parroco: come essere benvoluta da Dio con così tanta ricchezza? Ebbene, ciò che le fu consigliato fu di donarsi agli altri. Istituì una Banca per i Poveri, il controllo dei processi della condizione delle carceri e delle bonifiche per migliorare la vita di chi lavorava.

Negli ultimi anni della sua vita visse una profonda crisi religiosa e si fece terziaria francescana. Si spense a Ferrara nel 1519 all’età di 39 anni dicendo “Sono di Dio per sempre”.

A maggio dello scorso anno, in occasione dei 500 anni dalla morte di Lucrezia, il Sistema Museo alla Rocca Albornoz organizzò una serie di incontri, in ricordo del rapporto che la famiglia Borgia ha avuto con Spoleto.

La Lucrezia che ho descritto non è un’adulatrice di uomini e un’assassina, ma è un ritratto quanto più possibile veritiero che, anche se in piccolo, le rende giustizia. Lucrezia è una donna che non accetta di essere manipolata dai giochi di potere familiari. Una donna che è riuscita a lasciarsi alle spalle il passato per aiutare il prossimo. La fa scoprire nella sua bellezza e intelligenza il premio Nobel Dario Fo nel romanzo “La figlia del Papa”.

“Sono stati fatti feuilleton dove dominano le grandi scene erotiche da regina, il lutto. Nella storia che ci raccontano – spiega Fo – Lucrezia è una succube che accetta la corruzione mentre è una donna che ha il coraggio di opporsi, che non vuole essere presa, manipolata, venduta, ricattata, che si nasconde in un convento”.

Valentina Proietti