Uno “swap party” contro i danni della “fast fashion”

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Quando si parla dell’impatto delle attività umane sull’ambiente l’industria tessile non viene citata spesso, nonostante abbia un grosso peso sia per quanto riguarda le emissioni, sia per l’inquinamento del territorio. È proprio dalla volontà di approfondire questo discorso che è nato il ciclo di incontri “Ma con cosa ti vesti” del Centro Servizi Giovani, che si concluderà con uno “swap party” natalizio – nel corso del quale saranno esposti anche i lavori dei Piccioni Radioattivi, il collettivo artistico giovanile che si appoggia anch’esso allo spazio Csg – mercoledì 21 dicembre, all’interno dell’Ottagono al numero 11 di via Settevalli.

Il progetto, come le altre attività del Csg, è nato per iniziativa dei ragazzi che frequentavano lo spazio, ed è iniziato con l’incontro “Moda Insostenibile”, dove il perito chimico Valentina Di Paolo ha potuto illustrare gli effetti deleteri della “fast fashion”. Di conseguenza, nel secondo appuntamento del ciclo, “Rigeneramoda”, sono stati trattati i metodi con cui dare nuova vita ai vestiti che non possiamo o non vogliamo più indossare, sempre nell’ottica della riduzione dell’impatto ambientale e facendo attenzione a utilizzare colori naturali come la curcuma. Il passo successivo è stato poi introdurre lo scambio di vestiti non più utilizzati, in cui per ogni capo portato – per un massimo di cinque – veniva dato un gettone da poter scambiare con altri vestiti. L’esperimento ha avuto molto successo con gli avventori del Csg, tanto che è stato poi ripetuto in diverse occasioni, e promette di continuare grazie anche alla collaborazione con l’associazione ambientalista delle Riciclamiche, senza contare la possibilità di creare un angolo di scambio permanente all’interno del Centro Servizi Giovani.

Un progetto che quindi risulta estremamente importante per essere più consapevoli delle conseguenze negative che un approccio consumistico alla moda può avere sul territorio e sulla collettività, e di quali comportamenti possono contrastare queste tendenze (specialmente in un momento in cui le ricadute dell’azione umana sull’ambiente diventano sempre più visibili). Il tutto, però, senza trascurare anche l’importanza del momento di aggregazione, e dello sviluppo di un approccio creativo alla questione del riuso e del recupero di vestiti. E questo pensato non solo rivolto agli avventori usuali del Csg, ma soprattutto con la prospettiva di rivitalizzare il quartiere e creare un senso di comunità anche grazie all’attività di scambio.

Leonardo Colaiacovo