Un caffè etiope con Cinemaniac

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Nell’unico bar africano di Perugia incontro i ragazzi del collettivo Cinemaniac, insieme beviamo caffè etiope e parliamo di cinema. Seduti sulle comode poltrone del Cafè Timbuktu stiliamo classifiche di registi e film preferiti mentre in sottofondo suona della bella musica jazz. I ragazzi di Cinemaniac sono Nicola Pignatale, Lorenzo Santibacci, Edoardo Santibacci e Francesco Galietta, sono ventenni, giovani e belli. Sembrano i componenti di una rock band inglese degli anni 60’ e ne conservano, oltre che l’aplomb, lo spirito eclettico e innovatore.
Prima di essere un collettivo devoto al nostro Signore Cinema, i ragazzi sono quattro amici che da un profilo Instagram, Cinemaniac, hanno creato un vero e proprio universo ramificato nelle arti, la settima in primis. È stato Edoardo ad aprire il profilo, caricava immagini di film e creava quiz per un pubblico sempre più numeroso. Francesco, Nicola e Lorenzo si sono poi uniti nella gestione della pagina, una delle prime d’Italia a seguire la tendenza della pubblicazione del fotogramma cinematografico. 

Da un anno si sono legati al Cinema Méliès, e sotto la guida di Mirko Gatti, responsabile della struttura, si occupano dei social e di organizzare rassegne cinematografiche. Inoltre lavorano nell’arena estiva del Frontone cinema all’aperto.

“Il nostro obiettivo è quello di diventare una realtà nel territorio”, racconta Francesco soddisfatto dell’esito positivo delle retrospettive da loro organizzate, in particolar modo quella dedicata all’horror che ha portato moltissimi ragazzi al cinema.
I quattro cinefili non si fermano mai e portano avanti i contenuti del loro canale YouTube ICDM – Il Caffè Del Méliès, per il quale hanno intervistato, fra i tanti, Paolo Strippoli regista di Piove, Domenico Croce regista di Vetro, Riccardo Milani regista di Come un gatto in tangenziale o Giancarlo Fontana e Giuseppe Stasi registi della serie Netflix The Bad Guy con Luigi Lo Cascio. Con lo stesso nome del canale YouTube i ragazzi hanno creato una rivista che raccoglie contributi culturali. 

Hanno una voglia pazza di fare cinema, uno stimolo che diventa contagioso, totalizzante. Nei loro occhi si nascondono mondi, quelli di Dario Argento, di Sergio Leone, di Ingmar Bergman o di registi giapponesi che non ho mai sentito nominare e di cui non ricordo il nome. Non è facile etichettarli, non appartengono a nessun gruppo e a nessun tempo, si muovono insieme su binari mai percorsi. Imparano il mestiere della settima arte in maniera eccentrica, inaspettata, a casa del loro mentore, del loro maestro: Gabriele Anastasio, regista di Amori, film del 2019 che si apre con una scena del film di Pier Paolo Pasolini, Comizi d’Amore.

A casa del regista imparano tutto quanto c’è da conoscere per poter girare un corto. Tutti sanno fare tutto, e si muovono disinvolti dalla sceneggiatura al montaggio. Anastasio permette loro di usare la propria attrezzatura e di imbastire il lavoro senza schemi predefiniti.
Ognuno sta preparando il proprio cortometraggio, il primo della loro carriera, tutti ambientati a Perugia, perché qua nascono le loro storie.
I progetti di questi quattro ragazzi sono tanti e senza dubbio avviati verso una buona conclusione, non resta che frenare la curiosità, aspettare e godersi questo lungo piano sequenza prima del grande finale.

Di Federica Magro