Umbria Autentica #8 – da Sant’Anatolia di Narco a Caso

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Umbria Autentica #8 - da Sant'Anatolia di Narco a Caso

Umbria Autentica: vacanze a chilometri zero

Viaggiando per la Valnerina sono approdata a Sant’Anatolia di Narco. Un piccolo borgo di 533 abitanti, che si snoda in vicoli e vicoletti tra i quali è possibile scorgere una bellissima vista con le montagne che si abbracciano. Il mio cammino è iniziato da lì, da quel panorama che mi ha condotto al Museo della Canapa, per poi arrivare al Convento di Santa Croce (ormai Ex) e proseguire (munita di macchina e scarpe comode) per Caso alla scoperta della Chiesa di Santa Cristina. Ma andiamo con ordine. 

Sant'Anatolia di Narco (PG)
Sant’Anatolia di Narco (PG)

Il Museo della Canapa – La canapa era molto utilizzata fino alla prima metà del Novecento per i capi di biancheria e per coloro che non potevano comprare tessuti in materiali costosi come la lana. In Valnerina la canapa veniva coltivata lungo le sponde del fiume Nera in terreni che tuttora vengono chiamati “le canapine”, parliamo di Gavelli, Monteleone di Spoleto e Castelluccio di Norcia. La canapa veniva utilizzata nella sua interezza, come il maiale, non si buttava via nulla. Le radici venivano impiegate per accendere il fuoco e la fibra per la produzione di corde utili alle attività agricole, così come per le reti da pesca, ma soprattutto per la realizzazione di tessuti di abbigliamento dei vari componenti della famiglia, nonché per il corredo delle figlie femmine in età da marito. I prodotti tessili della canapa hanno una lunga lavorazione, per questo il Museo si limita all’allestimento di un piccolo merchandising distribuendo segnalibri, penne e altri gadget, dato che produrre anche solo una sciarpa richiederebbe giorni e un costo elevato. Il punto di forza del museo è il Laboratorio della Tessitura nel quale è possibile ‘mettere le mani in pasta’ e rivivere emozioni passate, scoprendo l’uso che si faceva della canapa e il suo utilizzo odierno.  

Ex-Convento di Santa Croce - ingresso
Ex-Convento di Santa Croce – ingresso

Il Convento di Santa Croce – è un complesso francescano che si trova a pochi passi dal centro storico di Sant’Anatolia di Narco. Sorto nel tredicesimo secolo, testimonia la presenza in Valnerina dell’Ordine dei Frati Minori Osservanti. Ad avvalorare la datazione c’è il campanile a vela, tipico di molte chiese romaniche del territorio. Inoltre, tra le mura del Convento visse nel sedicesimo secolo Beata Cristina da Spoleto, nota terziaria francescana, i cui resti si conservano a Spoleto nella chiesa di San Nicolò. Il Convento di Santa Croce fu poi abbandonato per quasi due secoli e solo nel 1610 si diede inizio ai lavori di restauro e manutenzione a opera della Basilica Lateranense, per permettere ai frati di celebrare la messa al suo interno, rimanendo poi attivo per decenni con l’osservanza della parola di San Francesco d’Assisi. Non si conoscono, purtroppo, le vicende che portarono alla sua sconsacrazione, è presumibile che ciò sia avvenuto nel 1860 con la fine dello Stato della Chiesa. La struttura è stata poi utilizzata fino a pochi decenni fa come Caserma dei Carabinieri. Ad oggi nell’Ex-Convento è possibile pernottare, celebrare riti civili, festeggiare eventi importanti e mangiare con la gestione a cura dell’Apollinare. Un’occasione imperdibile per immergersi nella storia e godere del territorio umbro.

La chiesa di Santa Cristina – si presenta a navata unica  con un abside e un portale arcuato. È un piccolo edificio romanico immerso nella vegetazione di Caso, frazione di Sant’Anatolia di Narco, chiamata dalle donne “la chiesa delle zitelle”. Le donne in età da marito il giorno della ricorrenza di Santa Cristina, il 10 maggio, si recavano nella chiesa pregando la Santa affinché le facesse trovare un compagno. Per incrementare la loro preghiera, intonavano dei versi:

“Santa Cristina, Cristina mia, che stai tanto su,

famme trovà marito sennò non ce vengo più”

In realtà il giorno proprio della festa della Santa è il 24 luglio, ma nel dubbio si festeggiano entrambi i giorni. Santa Cristina era originaria di Bolsena. Nata nell’epoca dell’Imperatore Diocleziano da un padre oppressivo che tentò di farla convertire al paganesimo, a undici anni aveva già conosciuto la fede cristiana, e non intendeva indietreggiare.

Lo Spagna - Santa Cristina (Caso)
Lo Spagna – Santa Cristina (Caso)

Così il padre le fece subire molte torture, alle quali lei sopravvisse. Una delle tante fu annegarla nel Lago di Bolsena con una mola legata al collo. La grande pietra invece di andare al fondo [] galleggiò e riportò a riva la fanciulla. La tortura che la portò alla morte fu trafiggerla con due frecce su ordine del magistrato Giuliano. All’interno della chiesa romanica troviamo un affascinante dipinto dello Spagna e quelli, di epoca precedente, del Maestro di Eggi e di un pittore sconosciuto. Accanto alle raffigurazioni del martirio di Santa Cristina troviamo la rappresentazione di San Nicola, che salva una barca durante una tempesta. Si narra, inoltre, che il Santo venuto in possesso di un grande patrimonio decise di aiutare i bisognosi della sua terra. In particolare aiutò tre giovani donne a prendere marito offrendo dei soldi per la loro dote, salvandole così dalla prostituzione. Per questo motivo il santo viene considerato una sorta di protettore e patrono delle donne nubili e dunque, il suo culto è vicino a quello di Santa Cristina. 

Non vi resta che percorrere questo itinerario e ricordate: per poter visitare la chiesa di Santa Cristina basta chiamare il Museo della Canapa. La chiesa è aperta solo su appuntamento, ma credetemi, ne rimarrete ammaliati. 

La mappa interattiva dell’itinerario per Sant’Anatolia di Narco e Caso

Puntate precedenti di Umbria Autentica:

#1 Il Giro dei Condotti di Spoleto

#2 Il Museo delle Mummie e l’Abbazia di Ferentillo

#3 Il Lavandeto di Assisi

#4 Il Teatro più Piccolo del mondo a Montecastello di Vibio

#5 Il Mulino di Valentino

#6 La Scarzuola

#7 Il Santuario della Madonna del Bagno

Valentina Proietti