Ti racconto la Bella Rosa

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Rosa - Elpidio Cruciani
Rosa - Elpidio Cruciani

Siamo al Castello di San Giacomo, a pochi chilometri da Spoleto, opera del quattordicesimo secolo che ancor oggi nonostante le conquiste, il tempo e il terremoto del 2016, preserva la sua struttura originaria. Nel 1559 il paese di San Giacomo fu testimone di un atto atroce, che lo scrittore Elpidio Cruciani ha riportato nel libro Rosa. Venturina degli Arroni. Cronaca romantica spoletina del 1499 (Manni Editori), basandosi su documenti più o meno veritieri e lavorando di fantasia laddove mancassero riferimenti certi. Quella della “Bella Rosa” è una storia popolare diffusa nella Spoleto dei primi anni postunitari, derivata da lontane memorie collettive. I nostri luoghi d’origine sono intrisi di leggende e di storie che non possiamo far altro che rispettare e ascoltare incuriositi, come quella che ora racconterò.

Castello di San Giacomo – Spoleto

Rosa era una ragazza bellissima e tutti gli uomini desideravano diventasse loro sposa. In molti chiesero la sua mano e suo padre decise di concederla a Giacomo, uomo ricco da sfamare tutta San Giacomo ma brutto e zoppo. Rosa non ne era innamorata, lei amava un giovane di umili origini di nome Pietro, che non le fu permesso di avere al suo fianco. Il giorno del matrimonio tra Giacomo e Rosa, lo sposo venne colto da un malore durante il banchetto nuziale e il medico accorse subito in suo aiuto. Si scoprì così che era stato avvelenato con una coppa di vino servitagli da un servo. Le ultime parole di Giacomo furono accusatorie verso Rosa, che creduta da tutta la popolazione colpevole fu portata immediatamente nella prigione vicina al Castello e condannata alla forca come avvelenatrice nella piazza di San Giacomo. Il giovane Francesco, parente di Giacomo, precedentemente aveva chiesto la mano di Rosa ma le era stata rifiutata perché ritenuto troppo ribelle, così decise di far visita alla poveretta chiedendola nuovamente in moglie. Francesco voleva salvarla e amarla come desiderava, ma Rosa lo rifiutò sottolineando che anche se fosse stata sua sposa tutto il paese avrebbe continuato a crederla un’assassina. Nella sua stanza delle segrete Rosa non desiderava altro che rivede il suo Pietro per dichiararglisi innocente: era l’unico che poteva credere nelle sue parole. La fanciulla non sapeva che nel mentre Pietro stava progettando un piano per liberarla. Piano che non andò a buon fine e Pietro con i suoi amici furono costretti a fuggire a Pavia.

Castello di San Giacomo – Spoleto

L’alba del nuovo giorno si apprestava ad arrivare e mancando poche ore all’esecuzione, Rosa chiese di vedere suo padre per abbracciarlo profondamente un’ultima volta e chiedergli di riferire a Pietro di non cercare vendetta, poiché ella aveva già perdonato i suoi nemici. I soldati irruppero nella segreta e si apprestarono a portare la poveretta al patibolo. Un quarto d’ora dopo si alzò un grido della popolazione: giustizia era stata fatta. Ma la giustizia di Dio? Solo tre mesi dopo si scoprì che a uccidere Giacomo era stato il Conte del Palazzaccio, nemico di Giacomo e di San Giacomo tutta. Il Conte venne quindi costretto all’esilio, poiché per un uomo di potere non era prevista la forca. Da quel momento Rosa venne benedetta come una Santa e sepolta all’interno della Chiesa di San Giacomo, dove il suo Pietro ormai anziano tornò a farle visita e a omaggiarla. 

Negli ultimi due anni a San Giacomo la “Bella Rosa” è stata ricordata con una rievocazione storica molto partecipata. Speriamo che anche quest’anno e per i successivi si continui a celebrare la storia che caratterizza il paese di cui faccio parte, un borgo che in passato, per le assidue frequentazioni di artisti di ogni genere, veniva chiamato “Piccola Parigi”.

Castello di San Giacomo – Spoleto

“Rosa non è che una vittima del difettoso sistema giudiziario di quell’epoca […], è una fanciulla affezionata, onesta, salda ne’ principi di virtù: ma timida; e per le minacce del padre si è rassegnata a sposare un uomo che non poteva amare. Ora poi spaventata dal vedersi accusata d’un enorme delitto, piange, si dispera come farebbe qualunque altra donna”  

Elpidio Cruciani, Rosa. Venturina degli Arroni. Cronaca romantica spoletina del 1499

 

Valentina Proietti