Tenuta Montecorneo 570, due giovani fratelli continuano la tradizione di famiglia

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A Sant’Andrea d’Agliano, paesino a circa 10 km da Perugia, da oltre 40 anni esiste la Tenuta di Montecorneo 570. In un mondo in cui sono sempre meno i giovani ad avere la passione per l’agricoltura, a continuare questa tradizione di famiglia sono proprio due giovani fratelli Federico e Sara Gallina rispettivamente di 33 e 31 anni. In questa tenuta è presente una vigna ma non solo.
Noi del Magazine Umbria Giovani siamo andati a intervistare Sara Gallina che ci ha raccontato questo progetto dall’inizio.

Ciao Sara. Quando e come nasce Montecorneo 570?

“Montecorneo 570 rinasce nel 2012 dopo molti anni. Negli anni 80 il nonno Guido faceva già vino, ma a causa della nascita delle cantine sociali della zona ha dovuto smettere, proseguendo solamente a coltivare uva e conferirla a loro. In casa comunque il vino si continuava a fare e nostra madre Cristina che ne è appassionata e lo ha studiato ci ha trasmesso la passione. A quel punto 10 anni fa io e Federico abbiamo deciso di ridare vita a Montecorneo ed eccoci qua”.

Sara e Federico Gallina

Perché questo nome particolare?

“Quando abbiamo deciso di aprire la cantina, nostra madre aveva già iniziato dal 2007 delle ricerche sulla nostra terra e sulla nostra casa. La zona era segnata nel catasto gregoriano, reperito all’archivio di Stato, sotto il nome di Montecorneo. Invece 570 era ed è il numero civico ancora visibile fuori dalla casa, dove trovammo anche delle vecchie botti del 1850”.

Di cosa ti occupi nello specifico in questa tenuta? E tuo Fratello?

“Io ho studiato viticoltura ed enologia all’università, poi in Francia commercio del vino, e mi occupo prevalentemente di questi aspetti. Con il supporto di consulenti esterni gestisco anche la parte di comunicazione e marketing. Quindi diciamo che faccio un po’ tutto quello che riguarda ideazione del vino, comunicazione eventi e vendita. Federico rende il tutto possibile, quindi dalla cura della vigna, alle operazioni in cantina in vendemmia e l’imbottigliamento. Siamo sempre insieme. Io non ho un gran senso pratico e per fortuna c’è lui che ne ha veramente molto. Io ho preso la capacità di fantasticare in abbondanza e perciò insieme funzioniamo alla grande”.

Pasquetta in vigna

Quante persone lavorano per Montecorneo?

“Siamo io e Federico, la nostra famiglia e un aiutante stagionale per la vendemmia. Per le potature e alcuni lavori della vigna ci avvaliamo dell’aiuto di squadre di terzisti ma il nostro è un progetto e una tradizione che vogliamo che rimanga familiare anche perché crediamo che questa cosa la renda ancora più bella e speciale”.

Voi avete una vigna e fate dell’ottimo vino. C’è qualche segreto dietro tutto questo?

“Grazie, ci fa molto piacere per i complimenti. Non direi segreto ma più che altro che è come per un cuoco. Puoi avere anche la migliore ricetta possibile ma se gli ingredienti non sono di qualità non basta sapere come fare. Quindi diciamo che è un insieme di convinzioni la ricetta, ovvero usare solo uva per fare vino, lavorare in maniera pulita e con il cervello per agevolare i processi di fermentazione e
conservazione. Il resto è avere un’uva sana, priva di pesticidi, che proviene da un ambiente biologico ovvero che asseconda le pratiche della vita intorno a lui. Così i lieviti che sono propri dell’uva possono lavorare senza aggiunta di coadiuvanti enologici correttivi esterni”.

Federico al lavoro

Oltre al vino fate anche delle ottime prelibatezze culinarie. Cosa nello specifico?

“Quando il nonno Guido ha convertito l’azienda di famiglia dal produrre vino a
conferire uve, insieme a sua moglie Lucia, si sono specializzati nell’allevamento
suinicolo. Quindi ci prendiamo cura dall’inizio alla fine del ciclo di crescita
dell’animale e lo affidiamo poi a sapienti mani per trasformare in salumi il biglietto da
visita della nostra regione. Insieme all’olio di oliva, l’aceto di vino bianco e uvetta
essiccata cerchiamo di dare alla tavola la possibilità di raccontare il luogo da cui
veniamo, senza limitarci al bicchiere. Questo è in poche parole l’obiettivo del nostro
progetto”.

In questa tenuta organizzate anche eventi sia pubblici che privati. Raccontaci brevemente l’ultimo che avete organizzato.

“La struttura è a disposizione di chi vuole festeggiare un momento speciale ed è
adattabile secondo ogni esigenza. Le feste ci piace organizzarle, soprattutto in vigna,
per avvicinare i consumatori ai luoghi di produzione e poter vivere da vicino l’annata
agraria. A Pasquetta infatti ci sono solo germogli nei tralci, a giugno è tutto verde e a
settembre arriva l’uva. Magari tra un brindisi e l’altro qualcuno se n’è reso conto nel
nostro ultimo evento che abbiamo organizzato proprio a Pasquetta. Siamo rimasti
davvero sorpresi nel vedere le tantissime persone che sono venute. Non ci
aspettavamo questa affluenza. Questo comunque ci conferma che quando il vino è
buono e l’ambiente è sano la voglia di stare bene è automatica”.

E nel futuro avete intenzione di ripetere un evento simile?

“Sì, il 10 settembre, sempre in vigna, per festeggiare la vendemmia e vivere un po’ la vigna nel mese più magico ed energetico dell’anno. E ovviamente siete invitati anche voi”.

Come detto all’inizio in un mondo in cui sono sempre meno i giovani ad avere questa passione, hai o avete mai pensato di mollare tutto?

“Sì, io ci penso spesso, perché oggi costruire un qualcosa di proprio non è come quando lo hanno fatto i nostri genitori o nonni. La burocrazia, le accortezze e soprattutto le annate agrarie sono tutte diverse e complicatissime. Però ci sono anche quei picchi di felicità, come in ogni progetto, in cui si rivede la luce e che motivano a crederci ancora e ancora”.

Proprio riferito a questo, cosa ti senti di dire a questa nuova generazione sempre meno improntata a continuare progetti o passioni familiari come questa?

“Fare vino non è solo vendemmiare l’uva. È anche potare quando fa freddo, trattare la vigna mentre gli altri sono al mare, assumersi dei rischi tutto l’anno. L’agricoltura in generale ha questo problema e questa grande bellezza, vive a cielo aperto. Perciò bisogna crederci e non fermarsi ai primi intoppi, ma usarli per imparare delle lezioni. Se uno ha preparato bene il terreno e seminato come si deve i risultati arriveranno. In vigna come nella vita”.

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Marco Schiavoni