Speak-Up: un festival per non fuggire dall’Umbria

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“Nasce innanzitutto da una necessità che è fondamentalmente legata al vivere in Umbria, e che non è solo mia ma ovviamente anche di tutti i compagni e le compagne che fanno parte dei soggetti con cui stiamo organizzando il festival e che lavorano con Una Regione per Restare, cioè quella di vedere la nostra regione non più come un posto da cui fuggire ma un posto che sia anche stimolante, che ti inviti a restare e che sia a misura di giovane”.

È così che Giorgio Tropeoli dell’organizzazione Una Regione per Restare – che unisce gli sforzi dei sindacati studenteschi Unione degli Studenti Umbria e Link Perugia – motiva la creazione di Speak-Up, il festival culturale dei giovani umbri.

Il festival, che si svolgerà a partire da giovedì 30 marzo e nel corso del mese di aprile, vuole essere uno spazio in grado di ospitare tutte le possibili espressioni culturali dei giovani della regione, realizzando sia mostre ed esposizioni che eventi dal vivo come concerti, cineforum, spazi per la stand-up comedy o il poetry slam. Ma non solo: “Vogliamo che il festival sia uno spazio non solo per esprimersi ma anche per dare voce ai giovani rispetto a quelli che sono i temi dirimenti della nostra generazione, che sono la questione di genere, il precariato, la sanità e il diritto alla salute e alla cura, e ancora la crisi climatica e la transizione ecologica. Quindi stiamo provando a tenere questi temi all’interno del festival per un rilancio di queste tematiche che ci stanno a cuore, e anche in funzione della condivisione e socializzazione di quelli che sono i disagi che abbiamo”.

Vi è la volontà, inoltre, di non limitarsi solo ai principali centri urbani per la realizzazione delle iniziative: “L’idea è un po’ quella di provare a includere anche i piccoli centri che di solito sono dimenticati dalla politica regionale. Cioè sì Terni, Perugia e Foligno, detto questo l’Umbria è per lo più fatta di aree interne. Che non solo sono gli spazi più trascurati dalla politica regionale ma sono anche quelli che soffrono di più la mancanza di prospettive per i giovani, l’assenza di stimoli culturali, e dove è anche più difficile ricavarsi questi strumenti da parte dei giovani che si mettono in gioco”. Per fare questo il festival si rivolgerà alle realtà già presenti sul territorio, anche in modo da poterle mettere in relazione tra loro.

Al momento il festival ha realizzato una “call to art” – che ha dovuto chiudere per la quantità di adesioni – e una chiamata ai volontari che invece si prospetta a rimanere aperta anche dopo il termine dell’edizione, con la prospettiva di rendere il progetto un appuntamento ricorrente, e anche un campagna di crowdfunding per sostenerne i costi. “L’idea – conclude Giorgio – è che non sia un appuntamento unico ma qualcosa che si ripete nel tempo, e questa vuole proprio essere la prima edizione, certamente non l’ultima che si farà. Anche perché, vedendo lo sforzo che ci vuole per organizzare un festival di questo tipo e le difficoltà che si affrontano, abbiamo anche avuto la misura del fatto che se vogliamo davvero dare più respiro, culturalmente parlando, ai piccoli territori, se vogliamo davvero mettere in relazione gli spazi e le realtà tra di loro, se vogliamo davvero dare uno spazio per giovani artisti e per giovani più in generale, non basterà un solo festival. Il progetto è che ci sia anche una chiamata ai volontari continua tra le edizioni, che si riescano a coinvolgere sempre più persone anche a tempo perso nell’organizzazione più pratica del festival in modo da socializzare questo tipo di necessità che abbiamo, di rendere l’Umbria più a misura di giovani”.

Leonardo Colaiacovo