Quando ancora si poteva ballare: Mercoledì Rock

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Foto di Filippo Nannarone

Mercoledì, mercoledì sera, Mercoledì Rock, istituzione notturna perugina che ogni giovane e meno giovane della città conosce. Avete presente lo Studio 54, la super discoteca newyorkese degli anni 80? Ecco, il Mercoledì Rock è lo Studio 54 perugino. Musica, festa, colori, risate e i meravigliosi assembramenti che ormai ci sembrano un sogno non molto tempo fa erano realtà. La realtà dei giovani che aspettavano l’evento come una santa messa, dove facevi voto di compiere tutti i peccati del creato, dove liberare l’anima tormentata dalle angosce era uno dei dieci comandamenti insieme al bere e al ballare finché era concesso.

Il Mercoledì Rock, che vanta molto più di un ventennio di presenza sul territorio, dal 2011 è nelle mani dello staff Roghers, ragazze e ragazzi con la voglia di riscaldare le fredde notti invernali a suon di rock. Lo spazio che ospitava gli orfani della notte è stato dapprima il Contrappunto, che vantava un proprietario totalmente sconosciuto, come un uomo senza volto de Il trono di spade, Valar Dohaeris. Tutti gli uomini devono servire. Gli Uomini Senza Volto soprattutto”, anche se lui non servì nulla e nessuno visto che di a poco il locale avrebbe chiuso. Il vero luogo iconico sarà quello del 110 Cafè, locale universitario nel pieno centro storico di Perugia, grande ma non troppo, perfetto per la serata che solitamente iniziava verso le undici, ma se arrivavi troppo tardi non potevi più entrare: misure di sicurezza pre-covid.

Le locandine dell’evento, veri manifesti contemporanei, dissacranti, ingegnosi e sfacciati, ti annunciavano ciò che ti aspettava: il trash party, la festa di carnevale, di Halloween o di Natale. Allora ti conciavi per le feste e già da casa iniziavi ad ascoltare canzoni rock che ti facevano venire il brividino lungo tutta la schiena. Uscivi con i migliori propositi di sempre e dopo una lunga fila entravi in un mondo fatato, i colori soffusi e la musica si impossessavano di ogni tuo arto, e da quel momento in poi era solo uno svolazzare leggeri fra l’etere della notte e delle note. Ogni serata si apriva con un concerto, il palco ospitava disagio e meraviglia nelle sembianze di band sempre diverse fra loro, come i Pop X o Gianni Drudi che vide fra il suo pubblico anche fan cinquantenni in super adorazione. Ma non era solo la musica a comandare, la sensualità della pelle sudata risvegliava gli ormoni di qualsiasi sesso presente nella sala: baci chiesti, baci rubati, baci nascosti dietro tende nere, danze propiziatrici da rimorchio, amori persi e amori trovati.

Ogni parte della serata era scalfita dalle canzoni, anche la fila al bagno si concludeva per tornare in sala perché era appena partito il tuo pezzo preferito, poi al bagno ci ritornavi e facevi il triplo della fila. Quando partivano alcune canzoni tu dovevi essere con il tuo migliore amico, migliore amica o con il tuo gruppo fidato, vi dovevate abbracciare e saltare per aria, ridere e piangere per la sbronza. Cantare a squarciagola come un gallo strozzato e pogare come matti con degli sconosciuti. La serata terminava sempre con la stessa canzone Il mondo di Jimmy Fontana, momento del lento, le luci si accendevano e tu tornavi a casa e riscoprivi quanto fosse fredda la città.

La consecutio temporum mi costringe a parlare del Mercoledì Rock usando il passato, non perché l’evento non esista più, al contrario. Come ogni altra cosa bella, causa il nostro nemico virus, abbiamo dovuto rinunciare anche a questa. Dunque abbiamo pensato che i più nostalgici avrebbero apprezzato una playlist per ricordare quei bellissimi mercoledì che terminavano solo il giovedì mattina.

Playlist Mercoledì Rock
a cura di Giovanni Lo Leggio (Staff Roghers/1 Hour)

 

Di Federica Magro