Perugia, se l’arte cresce intorno a un telaio. La mostra a cura di Butik a Officine Fratti

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«Ho dietro di me millenni di silenzi, di tentativi di poesia, di pani delle feste, di fili di telaio»

Maria Lai

Telai, la nuova mostra ospitata da Officine Fratti. Telai, l’innovativa idea del collettivo Butik. Leggi telai, pensi Maria Lai.

Ma andiamo per ordine, cos’è un telaio? È uno scheletro che cerca la propria carne, dei vestiti buoni e profumati o logori e maleodoranti. È un’umana creazione che dal Neolitico fino a oggi rimane simbolo della civiltà mediterranea, anche se a essere sinceri oggi in queste acque rimane ben poco di civile. L’umanesimo possiamo lasciarlo solo alla Grecia di una volta, di certo non alle isole di oggi come quella di Lesbo, non basterebbero tutti gli dei dell’Olimpo per salvare l’uomo. Afferriamo la dolce consolazione dell’arte, della letteratura, ricordiamoci di essere umani, rileggiamo le storie dell’Odissea dove anche Penelope usava il telaio. Per ingannare i Proci e non sposare nessuno di loro, di giorno tesse e di notte disfa, con la promessa che finito il suo lavoro sceglierà il proprio consorte. Ulisse riuscirà a fare ritorno a casa, e grazie al telaio incompleto troverà la sua sposa ancora ad aspettarlo. Torna ad Itaca sano e salvo e solo dopo mille peripezie per mari, fortuna concessa a pochi.

Il telaio con le sue semplici assi di legno e i pesi che permettono la tensione dei fili è diventato nel tempo un oggetto impiegato in una moltitudine di campi, quello pittorico, metallico o il più recente shear type usato per semplificare il lavoro di computazione nelle verifiche a taglio del cemento. Il telaio ci porta a Maria Lai, la prima artista a creare un opera d’arte relazionale. Per lei era uno strumento pieno di significato, l’oggetto che lega, intreccia e tesse nuove discipline. Maria cercava la sua forma d’arte migliore, la ritrova nelle sue origini, intessute nel telaio tanto usato nella sua Sardegna. La donna attraverso la tessitura parla e crea il proprio linguaggio. Intorno gli anni ‘60 crea le sue prime opere Il telaio del meriggio o Il telaio del mattino ma anche Il telaio della terra. I suoi telai uniscono passato e presente, sono un atto di fede verso la vita intesa come sopravvivenza.

Butik collective, nucleo artistico performativo, sceglie undici artisti (Barbara Amadori, Caterina Ciuffetelli, Elisa Pietrelli, Federica Amichetti, Francesco Capponi, Giulia Pedini, Isabella Pers, Matteo Cascetti, Meri Tancredi, Paola Tasetti, Valeria Pierini) e dona loro una tela, con una sola direttiva: usarla a proprio piacimento. Questo atto che già ricorda un’installazione artistica si trasforma in una mostra, Telai appunto, ospitata nelle ferventi sale di Officine Fratti. I risultati ottenuti sono molto diversi fra loro, c’è chi scompone la struttura, chi crea un meta-telaio dividendolo in tante piccole particelle o chi fa scomparire del tutto la cornice.

“Apparati anatomici”, di Paola Tassetti

L’artista Paola Tassetti presenta il suo punto di vista con Apparati anatomici, sostiene che sei terreno se hai la vagina nel naso infatti la sua opera è un volto di stampo classico con l’apparato riproduttivo femminile che parte dall’apparato respiratorio. Un Rinascimento femminista quello di Paola, che usa le sue mani per ritrovare un’umanità ormai perduta, collocarla nell’ambiente facendole mutare forma e pensiero. Per lei la divinità risiede nella natura e solo attraverso di essa l’uomo può salvarsi, non a caso dalla sua opera, che definisce come un eros in agonia, cresce una pianta raccolta sui Monti Sibillini. Consiglio di visitare la sua pagina Instagram, racchiude un mondo meraviglioso, il suo.

“Atlas Coelestis”, di Valeria Pierini

Dalla terra passiamo all’universo di Valeria Pierini. Lei lavora con una sincera propensione astrale finendo con l’atterrare direttamente su dei rituali quotidiani molto suggestivi. La tela Atlas Coelestis fa parte del suo progetto Dark Matter: partendo da fotografie di costellazioni chiede a una seconda persona di creare il proprio universo prendendo spunto da quello già esistente. Il telaio esposto alla mostra è il primo lavoro del progetto, la prima persona a far parte di questa performance è proprio sua madre. La madre ha cucito le sue costellazioni unendo, a propria fantasia, con ago e filo le stelle. Un lavoro non solo artistico quello di Valeria ma anche molto poetico e studiato nei dettagli. Un andare oltre l’immaginazione, oltre i prototipi, anche quello di Valeria è un universo fantastico.

Nonostante le poche opere esposte il telaio rivive in una vasta moltitudine di forme, ogni artista crea il proprio oggetto personale, un’intimo modo per evadere, un dolce modo per amare, un nostalgico modo per ricordare che, come diceva Maria Lai, “l’arte nasce dalla tragedia e dall’insicurezza del mondo, ma non chiude, anzi, apre e dilata la coscienza di ogni possibile lettore”. Nel tempio artistico di Officine Fratti si snodano le arterie dell’immaginazione, e i telai, grazie all’equilibrio creato dal collettivo Butik, si fondono alla perfezione con lo spazio.

Federica Magro

Info e Orari

Giovedì-Venerdì h. 15.00-18:00

Sabato-Domenica su prenotazione

al numero 3497347987

termina 11 Aprile 2020