Persone senza fissa dimora a Perugia: i vecchi servizi e le nuove strutture

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In questo periodo di emergenza sanitaria in cui le disposizioni nazionali indicano di rimanere nelle proprie abitazioni ed evitare assembramenti, esiste un problema evidente per tutti coloro che un’abitazione non ce l’hanno.

LE DISPOSIZIONI

Ecco dunque che il 22 marzo il Comune di Perugia attraverso l’ordinanza 294 ha disposto che il cva e la palestra di Sant’Erminio, solitamente gestite da Arci Perugia, fossero deputati a luoghi di accoglienza per persone senza fissa dimora durante tutto il periodo di emergenza.

Le due strutture sono riscaldate e dotate, per l’occasione, di tavoli, sedie e brandine. Il funzionamento di entrambe garantisce a tutti i senza fissa dimora un posto al caldo, accessibile per l’intera giornata grazie alla presenza degli operatori sociali di diverse realtà del territorio.

Gli operatori della cooperativa BorgoRete si occupano del dormitorio e della mensa al cva, mentre gli operatori volontari della Aeop (Associazione Europea Operatori Polizia) e quelli della Comunità di Sant’Egidio gestiscono il cva nelle restanti ore giornaliere.

Alcune delle persone senza fissa dimora che usufruiscono del servizio sono anche alcolisti o consumatrici di sostanze. Molti tra questi ultimi prima dell’emergenza già frequentavano il Cabs (Centro a Bassa Soglia), una struttura di assistenza situata in via Enrico Dal Pozzo e gestita interamente da BorgoRete, una cooperativa storica che opera da più di 30 anni nel campo della progettazione e gestione di servizi sociali, socio-sanitari ed educativi nel territorio di Perugia e della sua provincia.

I SERVIZI

L’assistenza fornita dal Cabs consiste nel dare la possibilità a tutte queste persone di pranzare, passare il tempo al caldo, fare una doccia, lavare i propri vestiti e ricevere informazioni e servizi di riduzione del danno da consumo di sostanze; tuttora rimane aperto e operativo ma con riduzione degli accessi e delle prestazioni nel rispetto delle misure di sicurezza anti contagio Covid-19.

Lo spazio del cva di Sant’Erminio ne ne è una sorta di riproduzione. La decisione di metterlo a disposizione come struttura di accoglienza per le ore del giorno (dalle 9 alle 20) non è solo dettata dall’esigenza di rispettare nel modo più efficace possibile le norme di distanziamento sociale, ma anche da quella di rendere possibile quotidianamente la pulizia mattutina della palestra-dormitorio, più che mai necessaria in questo periodo.

Come necessario è anche il monitoraggio sanitario di tutti questi soggetti a forte rischio in un periodo del genere: tutti i senza fissa dimora, come anche gli operatori e i volontari, vengono sottoposti al tampone per il Covid-19 nel momento in cui fanno il loro ingresso per la prima volta all’interno del cva e del dormitorio.

Al cva vengono distribuiti quotidianamente circa 50 pasti, molti più di quelli solitamente necessari al Cabs. Nell’offerta del servizio mensa, il cva attualmente è affiancato dalla mensa San Lorenzo, anch’essa messa a disposizione dal Comune ma gestita dalla Caritas, che infatti ha sede in via Imbriani, ex sede storica del Centro di Ascolto della Caritas diocesana Perugia-Città della Pieve.

La palestra invece funge da posto dormitorio per circa 30 persone, e ha sostituito il dormitorio di via Romana, che sempre il Comune, negli ultimi anni, ha messo a disposizione di persone senza fissa dimora a più riprese nei periodi invernali, a causa dell’emergenza freddo. Chi usufruisce del dormitorio di Sant’Erminio redige una sorta di “contratto domiciliare” di due settimane ispirato a principi di sana convivenza. Al termine è possibile rinnovarlo come anche optare per un ricambio tra coloro che dormono all’interno e nuovi utenti che ne hanno bisogno.

LA CITTADINANZA

Ovviamente molte delle persone senza fissa dimora rappresentano in alcuni momenti anche una realtà problematica per il resto della cittadinanza che infatti in più di un caso non ha risparmiato lamentele e polemiche. Che alcuni utenti del centro fatichino a rispettare le misure di sicurezza e una parte del lavoro di operatori ce lo conferma anche la stessa Catina Bufo, operatrice attiva da 20 anni con BorgoRete e attualmente responsabile dei servizi per le dipendenze e in questo caso anche di quelli per l’emergenza sociale legata ai senza fissa dimora: “Tenere fermi e chiusi i senza fissa dimora nella struttura non è facile, oltre a spostarsi per raggiungere il Cabs dove possono fare docce e lavanderia si allontanano spesso anche per loro peculiari necessità”. Alla luce di ciò però, risulta ancor più fondamentale il servizio svolto da operatori e volontari poiché se da un lato assistono queste persone, dall’altro cercano anche di sensibilizzarle sull’argomento e sulle norme da seguire.

Questo una grande parte della cittadinanza però sembra averlo compreso a pieno, come testimoniano le parole della Bufo: “C’è anche una grande parte di cittadinanza che ci sostiene in modo incredibile e a cui noi siamo grati: in diversi ci hanno portato cibo, vestiario, kit igienici, una pizzeria di quartiere una sera ha perfino offerta a tutti noi la pizza e alcune associazioni di volontari si sono offerte per darci una mano a gestire il posto”.

Se “tutto andrà bene”, sarà grazie anche a provvedimenti di questo genere e non dovremo dimenticarcene. Se “tutto andrà bene”, non potremo prescindere nel quotidiano da realtà del genere.

Andrea Barcaccia