Parole e musica dalla Galizia. Due versioni dei fatti

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Andrea e Federica, sedute una accanto all’altra, e il concerto di un cantautore galego. Andrea spagnola, che viene da Valladolid, Federica italiana, calabrese di Catanzaro, la musica e le parole che si mescolano tra le pareti imponenti della Sala dei Notari. Quelli che seguono sono i loro racconti della serata del 20 novembre scorso e dell’esibizione a Perugia di Xoán Curiel. Le loro versioni dei fatti.

La versione di Federica

Para un país longincuo e misterioso
en vagos soños emigra cada dia
miña alma, cal linda cotovía
buscando o ceu en tempo deleitoso

Verso un paese remoto e misterioso
in vaghi sogni emigra ogni giorno
la mia anima, come graziosa allodola
che col bel tempo cerca il cielo

Xoán Vicente Viqueira

La Galizia era considerata dagli antichi la fine del mondo occidentale, il confine della terra. Situata a nord della Spagna, naturale prolungamento del Portogallo, ha come capitale Santiago de Compostela. Il popolo di questa terra di mezzo parla una lingua propria, un idioma nostalgico che ha la stessa libertà dell’oceano e la malinconia di un amore ormai perduto.

Galego è Xoán Curiel, cantautore poliedrico che un mercoledì sera di un freddissimo novembre ha portato la sua musica a Perugia, fra le favole e le storie bibliche dipinte sulle pareti della Sala dei Notari. Non era solo. Ad accompagnare la sua presenza sul palco una giovane donna, dai capelli lunghi e neri che lasciavano scoperte le spalle eleganti e fragili. Il suo nome è Clara Borghesi, perugina, studentessa e artista di indiscusso talento. Insieme, ci sono finiti per la brillante intuizione dei docenti dell’Università degli studi di Perugia Carlo Pulsoni e Marco Paone, coordinatori del corso di Letteratura e cultura galega. Sono loro che hanno organizzato lo spettacolo Palabras en música. I due hanno creato un microcosmo galego nella nostra città, e grazie a loro abbiamo potuto ascoltare della buona musica ricca di poesia.

Xoán e Clara non si conoscevano. Il primo sapeva di dover venire in Italia e dividere il palco con una ragazza, la seconda aveva solo ricevuto il materiale che avrebbe dovuto tradurre dal galego all’italiano, per introdurre ogni canzone. Timidi salgono sul palco e visibilmente emozionati si preparano ad affrontare il pubblico. Clara con voce angelica ci parla della magica regione da cui viene il suo collega, dalle tradizioni popolari all’universo che unisce il mondo in versi con quello musicale. Di fatto nessuno oserebbe dire che Fabrizio De André non è un gran poeta, come nessuno azzarderebbe dirlo di Bob Dylan, che non a caso ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura. Xoán prova a essere poeta e cantante, e ci riesce abilmente. I suoi componimenti sono dolci e impetuosi, coraggiosi e affettuosi e le note che vengono dall’amata chitarra riecheggiano nelle orecchie degli spettatori con forte potenza. Se gli occhi si chiudono, si vede il sole spagnolo brillare sulle alte scogliere di Finisterre. La giovane donna che accompagna l’artista dimostra di essere una grande attrice e con tutto l’ardore che ha in corpo intona elegantemente poesie a noi sconosciute, rime di viaggiatori, di anime perse per il mondo, di uomini sofferenti e di donne coraggiose come la poetessa Rosalía de Castro, figura di spicco della letteratura galega, che non poteva mancare in una serata al gusto di morriña. La morriña, come la saudade, è un termine che porta con sé il sentimento nostalgico di un popolo e servirebbe uno studio approfondito dell’anima per rendere giustizia al suo significato.

Come se lo spettacolo non fosse già interessante, avviene qualcosa di speciale, d’inafferrabile. Clara canta insieme a Xoán. L’alchimia raggiunge vette altissime, hanno occhi divertiti e sorrisi imbarazzati. La complicità fra i due, l’affetto che sembra esserci in scena, suggerisce allo spettatore attonito una consolidata collaborazione. Difficile da credersi, ma prima della performance avevano provato solo per sette ore, fino ad allora non si erano mai visti, si erano solo studiati a distanza. Con le loro voci hanno unito due culture e le hanno fatte risuonare alla perfezione.

Il concerto ha emozionato tutti quanti, ha commosso un’italiana che ama follemente la Galizia e una spagnola che da anni vive in Italia e su quella piccola poltrona si è sentita a casa. Magari leggeremo un suo racconto sulla serata, magari ascolteremo ancora le incantevoli voci di Clara e Xoán, insieme.

 

La versione di Andrea

Notte, pioggia, freddo, foglie gialle, arancioni e marroni. È autunno a Perugia.

“Hai máis razóns para partir “Ci sono più ragioni per partire
Que para quedar che per rimanere
Cando o outono vén”. Quando arriva l’autunno”.

Questi sono i versi di una delle prime canzoni con cui Xoán Curiel, accompagnato dalla sua chitarra acustica, ha aperto la serata del 20 novembre alle ore 21 alla Sala dei Notari. Il concerto Palabras en música, “parole in musica” ha avuto come protagonista il cantautore di Lugo (Galizia) con la partecipazione di Clara Borghesi.

Una breve presentazione di Marco Paone, professore dell’Università degli Studi di Perugia, ha dato il via a una stimolante serata in cui la musica e il testo facevano viaggiare subito altrove. La chitarra di Xoán suonava con delle note improvvisate che suggerivano l’armonia della canzone mentre, contemporaneamente, Clara Borghesi recitava in lingua italiana le parole in musica che Curiel avrebbe cantato subito dopo. E Xoán ha cominciato a cantare. E siamo partiti verso la Galizia.

Fede, viaggi, amore, tristezza e immigrazione sono solo alcuni degli argomenti trattati nella serata. E nell’ambiente galleggiavano le parole, in tante lingue: galega, portoghese, italiana, spagnola.

“Quen puidera namorala?”, diceva una delle canzoni. “Chi potrebbe farla innamorare?”. Di sicuro quella sera tutta la Sala dei Notari si è lasciata prendere dalle armonie folkloristiche della cultura celtica galiziana e si è innamorata delle rime di personaggi celebri come Martín Codax o Rosalía de Castro.

L’atmosfera che si è creata ha portato, addirittura, Clara ad improvvisare delle melodie in terze e quinte che andavano in completa sintonia con quelle di Curiel, facendo sì che il pubblico non potesse evitare che il collo dondolasse al loro ritmo.

L’evento è stato organizzato dall’Università di Perugia e la Xunta de Galicia con lo scopo di diffondere la lingua, la cultura e la letteratura galega. È bellissimo sentire la lingua galega. È bellissimo sentire lei e le altre lingue che si parlano in Spagna come la lingua euskera, aranesa, valenciana e catalana che 45 anni fa erano vietate. La dittatura franchista, finita nel 1975, costringeva la popolazione a usare unicamente la lingua spagnola e perciò le lingue regionali venivano imparate e parlate solo di nascosto, a casa e come una cosa vergognosa. È bellissimo vedere come queste lingue diventino sempre più forti e istituzioni internazionali si interessino per il loro studio e la loro promozione.

È bello che ci siano serate come questa, che permettano di lasciarsi trasportare, andare lontano e vivere intensamente. Come canta il gruppo di rock Siniestro Total, galiziani di Vigo, nella loro versione di Sweet Home Alabama dei Lynyrd Skynyrd:

Miña terra galega
Donde el cielo es siempre gris
Miña terra galega
Es duro estar lejos de ti

La mia terra gallega
Dove il cielo è sempre grigio
La mia terra gallega
È dura stare lontano da te

di Federica Magro e Andrea Muñoz