Non è una recensione di Barbie

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Non è una recensione del film di Barbie, non è un manifesto liberal femminista né tantomeno un inno alla Mattel, l’azienda che fin dal 1959 produce le bambole più vendute al mondo. È il racconto di una dolce sera di luglio, a Perugia, dove 700 persone hanno preso posto ai Giardini del Frontone per guardare l’ultimo lavoro della regista Greta Gerwig. A distanza di circa un mese dalla sua uscita, il mondo intero continua a parlare di questa pellicola e di tutto il colore rosa che è stato impiegato per la scenografia. In qualche Paese, come Algeria e Kuwait, è stato addirittura vietato. In Italia, nonostante il periodo poco fertile per la libertà, abbiamo potuto godere della bellezza del cinema.

È la sera della prima, giovedì 20 luglio, il tanto atteso film di Barbie viene proiettato al Frontone Cinema all’aperto. Durante il pomeriggio tutti si apprestano a comprare il biglietto on-line, il traffico è così intenso che il sito va in tilt, non rimane che l’opzione vecchio stampo, arrivare prima dell’orario di apertura e fare la fila al botteghino. Indosso uno dei tanti abiti fucsia presenti nel mio armadio ed esco di casa. In piazza Matteotti ho appuntamento con i miei amici e insieme scendiamo dalle scale di Sant’Ercolano verso Borgo XX Giugno. Siamo tutti carichi, come se dovessimo andare a un concerto o partire per un viaggio, ma per gli amanti del cinema è proprio di questo che si tratta.

Sappiamo che non sarà un film qualunque, eravamo consapevoli che avremmo apprezzato quello che stavamo andando a vedere. Seguo la Gerwig da quando era ancora un’attrice e sceneggiatrice del cinema indipendente americano. Nel 2017 è arrivato il suo primo film da regista. Lady Bird è uno splendido film autobiografico e se prima di guardarlo hai letto la scrittrice Joan Didion, capirai molto dello spaccato di vita californiano, non a caso la regista, proprio come la Didion, è originaria di Sacramento.
L’arte della Gerwig, la sua rivoluzione, è iniziata molto prima di Barbie e con Barbie ha ingannato tutti, portando al cinema gente che non ci sarebbe mai andata. Grazie alla massiva campagna pubblicitaria, ai grandi attori e cantanti che hanno collaborato alla produzione, è riuscita a scalare le classifiche e a diventare la prima donna ad aver incassato più di un miliardo di dollari al botteghino con un film che sembra commerciale ma è solo un’illusione, un sogno fucsia che in realtà è cinema d’autore.

Quando arriviamo la cassa è ancora chiusa e c’è già una lunga fila. Il panico cresce, nessuno di noi vuole rinunciare al film, nemmeno posticiparlo di un giorno. Ci fermiamo al T-Trane e beviamo qualcosa. Proviamo ancora una volta a imboccare la strada della tecnologia e con grande stupore riusciamo ad acquistare i biglietti. Nell’attesa di andare a prendere posto, ci rilassiamo un po’ e, mentre attendiamo, arrivano al tavolo vicino al nostro un gruppo di genitori che ha appena accompagnato le figlie al cinema. Rimaniamo a chiacchierare con loro cercando di spiegare che non è un film per bambini e che devono andare a guardarlo. Non so se l’opera di convincimento ha avuto esiti positivi, certamente è stato bello discutere di cinema con gente sconosciuta e arrivare a comprendere la diversa percezione che avevano del film rispetto a noi, per loro il film di Barbie è per adolescenti, nulla che li possa interessare.

Fuori dai cancelli del Frontone c’è però un fiume di spettatori di tutte le età. Una ragazza indossa il bellissimo body di Barbie e un ragazzo ha il cappello da cowboy di Ken, una buona parte del pubblico è vestito di rosa, l’allegria che porta il colore è contagiosa. I posti a sedere sono 700 e nessuno è rimasto vacante. Ormai seduti e al riparo dal caldo asfissiante del pomeriggio un’arietta fresca ci culla, sopra di noi il cielo è pieno di stelle.
Dopo una serie di lunghe pubblicità l’attesa cresce, si espande, partono i trailer, l’adrenalina sale. Finalmente inizia il film. Non dirò di più a riguardo perché a settembre sarà ancora nei cinema ed è bello sapere che c’è gente che andrà a guardarlo. Dico solo che 700 persone si sono riunite a guardare un film, si sono riunite in un’atmosfera di festa, come forse non capitava da tanto.

Le risate fragorose sono state moltissime, qualche lacrima ha bagnato il viso e la canzone Dance The Night di Dua Lipa ha fatto muovere tutte le sedie. Barbie era un po’ tutti noi, noi eravamo un po’ Barbie, ma anche un po’ Ken, un po’ Allan o Barbie stramba. Il film omaggia altri film come 2001: Odissea nello spazio e Grease, la pellicola omaggia il passato, quando ancora si giocava, quando ancora ridevamo e ci prendevamo poco sul serio. Il film è rosa ma il rosa oggi è finalmente un colore universale che non si limita a un solo genere. Barbie non ha cambiato il mondo, non cambierà il mondo, non è questo l’obiettivo della regista. Barbie è un seme che poi sboccerà in fiore, il film è un tuffo nel mare quando il caldo soffocante non ti abbandona. Barbie mi ha fatto sentire meno sola quando ero piccola e mi ha fatto sentire meno sola anche quella sera e credo che molti spettatori abbiano provato lo stesso.
Con i titoli di coda è partita la pazzesca canzone di Nicki Minaj e Ice Spice, il rifacimento della celebre Barbie Girl degli Aqua. Siamo usciti dai giardini del frontone ballando e parlando del film, cosa che abbiamo continuato a fare per tutta la settimana. Nei giorni seguenti ci sono state le repliche e il Frontone, proprio come la prima sera, ha fatto il pienone.

Di Federica Magro