Non accettare drink dagli sconosciuti – Ep. 2 Dempsey’s

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Non accettare drink dagli sconosciuti

rubrica in 6 episodi

La seguente rubrica intende far conoscere le storie di gestori e dipendenti dei sei più interessanti locali notturni di Perugia, che spesso ai cocktail abbinano molte altre invenzioni e idee. I loro racconti vi riserveranno parecchie sorprese.

“Non accettare drink dagli sconosciuti” sarà una rubrica leggera come un Mojito e fresca come una Caipirinha, ma anche strutturata come un Manhattan, e non le mancherà di certo lo spessore di un Negroni.

Ogni articolo finirà in un sorso.

Buona bevuta!

 

Ep.2 Dempsey’s

Tempo di lettura: 1 Irish Maid

 

Se siete legati all’immagine dei barman vestiti eleganti con il taglio curato, a vederlo non gli darete un soldo di fiducia: capello corto e spettinato, barba non curata perché semplicemente non ce l’ha, carnagione da vampiro leggermente più colorita sulle braccia per via di qualche tatuaggio, atteggiamento molto poco serioso, jeans casual e magliette nere di band metal, una delle sue passioni più grandi.

No, non stiamo parlando del vostro coinquilino al primo anno su cui state scommettendo con gli amici quanti esami si lascerà indietro, ma di Andreas Corazza, gestore e barman del Dempsey’s, rispettivamente il miglior barman e il miglior cocktail bar di Perugia, secondo la vox populi alcolica della città.

Andreas viene da una famiglia italo-irlandese stanziata a Montclair, New Jersey, USA. Volendo fare meno i fichi, a un tiro di schioppo texano dalla progressista New York City. Arrivò a Perugia nel 2005, appena finito il liceo, per studiare italiano alla Stranieri.

Il suo primo soggiorno però dura poco più di tre mesi. Arte classica, cibo e vino ci piacciono, ma meglio patatine, birra e anteprime di video-games: un biglietto di ritorno per gli States, grazie. Torna in America e si mette a fare il magazziniere mentre i fine settimana li passa in una sala giochi di Chinatown popolata dai migliori gamer del mondo.

“Ai miei però non piaceva lo stile di vita che conducevo e mi hanno detto che avrei dovuto smettere di buttare tutto quello che guadagnavo sui videogiochi o me ne sarei dovuto andare. Me ne sono andato. Volevo vivere in modo indipendente. Ho pensato che quello fosse il momento giusto e così me ne sono tornato a Perugia“.

 

 

 

 

 

A sentire le vicende che lo hanno spinto a venire in Italia, suona abbastanza comico sapere che da quattro anni sono i suoi genitori ad averlo raggiunto a Perugia e che spesso frequentano il suo bar. “Mia madre ha sempre sognato vivere in Italia. Quando anche mio fratello più piccolo se ne è andato per fare l’Università, i miei hanno venduto la casa e sono venuti qui. Mio padre ha pure preso la patente italiana qualche mese fa, a 61 anni”.

Ma torniamo al periodo seguente alla Dichiarazione d’Indipendenza del lontano 2008, senza genitori appresso. Anche qui le bevande giocheranno un ruolo importante ma in modo opposto a quello che la storia ci ha fatto conoscere. Durante il suo secondo soggiorno riprende a studiare l’italiano, ma nel frattempo il titolare della vecchia gestione Dempsey’s lo prende a fare il barista. “Il proprietario era molto assente, io ero scarsissimo e il locale andava male. Un disastro ma io lo sapevo…”.

Lui sapeva che il posto aveva potenziale, ma non che pochi giorni dopo la chiusura del vecchio Dempsey’s, lo sarebbe venuto a trovare John Ludas, suo miglior amico dai tempi delle scuole superiori in New Jersey.

Andreas allora gliela butta là “Se tu metti i soldi, io metto il lavoro”. John è un tipo di poche parole dallo sguardo intenso. Cercando di ricostruire la possibile scena, sarà stato un po’ in silenzio, poi avrà pronunciato un rapido “ok” come se dovesse accettare di fare un aperitivo o di non farlo. Of course, famolo!

Andreas Corazza e John Ludas

Tutto pronto per piantare la bandiera a stelle strisce sul pianeta perugino dunque? Sì, ma ci sono ancora da superare dei brevi test psico-fisici per affrontare un fastidioso gas che aleggia nell’aria del pianeta chiamato Italia: la burocrazia. I test sono facili effettivamente, ma non finiscono mai, ci sono tantissime domande e non sono solo a crocette. “All’high-school non era così, che strano ‘sto pianeta” – avranno pensato.

Loro comunque tengono duro, gli esaminatori accordano e il posto parte. Male però… e pure parecchio. Il periodo in cui aprirono coincise con quello in cui il centro storico si svuotò completamente. “Il primo anno io aprivo e non entrava nessuno. Era deprimente e noioso, ma oggi possiamo dire che fu quella noia la svolta del Dempsey’s!”.

Era talmente tanta la noia e talmente poca la gente che per ingannare il tempo Andreas ha cominciato a studiare la mixology e il Dempsey’s divenne il suo laboratorio. “Per fortuna quel periodo: a pensarci oggi ero del tutto impreparato e fu lì che appresi quasi tutto quello che so oggi”.

 

 

 

 

 

 

Quando le persone ricominciano a popolare il centro, Andreas si fa trovare pronto e il Dempsey’s diventa uno dei centri della vita notturna di Perugia.

“Andammo da 0 a 100 in un attimo finché io da solo non riuscivo più a stare dietro a tutto. Presi un altro barista e il mio coinquilino che studiava Economia divenne il commercialista del bar. Un giorno mi accorsi all’improvviso che quello che io avevo sempre visto come un divertimento e un lavoro passeggero, era diventato un lavoro vero e proprio, un punto di ritrovo per la città e fu uno shock abbastanza forte”.

 

 

 

 

 

 

 

Le cause di un successo commerciale ovviamente sono sempre difficili da individuare, ma Andreas ha le idee molto chiare: “Abbiamo alzato la qualità senza alzare i prezzi e intrapreso una politica rigidissima contro gli stronzi, soprattutto verso quelli che facevano gli stronzi con le ragazze”.

La prima ondata infatti è arrivata grazie agli studenti e alle studentesse Erasmus. A ruota sono arrivati i clienti italiani, anzi in molti casi il loro testosterone li precedeva. “Si tende a pensare che gli Erasmus siano spesso causa di problemi per la città, ma, all’inizio, la maggior parte di coloro ad essere sopra le righe erano soprattutto gli italiani. Tante ragazze americane venivano da me piangendo. La mia è stata una reazione semplicemente umana”.

Il Dempsey’s però per Andreas ha rappresentato molto più di un successo commerciale. È stato il luogo che lo ha fatto sentire a casa. È stato proprio nel suo bar che ha conosciuto tutti coloro che oggi sono i suoi amici più stretti. “Penso che se fai un lavoro notturno, il momento di socialità per eccellenza, e vuoi farlo con piacere, il tuo lavoro non può rimanere solo un lavoro, ma diventare la tua vita sociale. Alcuni clienti fissi diventano i tuoi amici, le persone che vedi più spesso”. Questa, per chi scrive, è una delle forze principali del Dempsey’s. Questo spirito al bar si percepisce chiaramente e tutto il servizio ne risente in meglio.

Questo ha accelerato molto il suo rapporto con la città. Ma qual è il rapporto che un newyorchese può mai avere con Perugia? “Qui mi sono ambientato subito. Nelle città piccole le persone sanno tutto di tutti. Sia nel bene che nel male, questo però crea un senso di comunità molto forte che io apprezzo molto. Dopo undici anni qua sono molto integrato con Perugia, al punto che che quando torno negli States non mi sento più americano… anche se ancora non mi sento nemmeno perugino”.

Effettivamente il Dempsey’s è una minuscola città-stato senza bandiera all’interno della città. Dopo che ci passi più di un’ora fatichi a capire dove ti trovi tante sono le lingue che senti.

Il Dempsey’s ha avuto così successo che, da quando ha aperto, la sua crescita continua ogni anno di più. È anche per questo che Andreas ha deciso di acquistare anche il Marla. “Avevo voglia di una nuova sfida e così è stato, anzi più difficile di quello che pensavo. Tutta l’organizzazione dei live la cura alla perfezione ancora Marco Benedetti (l’ex proprietario, ndr) e rimarrà invariata, ma ci sono molte altre cose che ancora devo capire come migliorare. Apportati questi miglioramenti, la volontà è quella di ampliare il bancone e di conseguenza il lato cocktail. È da settembre che non sono più al Dempsey’s e mi manca fare un Irish Maid”.

È tempo di cominciare il servizio e dal Marla, luogo dell’intervista, ci trasferiamo al Dempsey’s. Fuori c’è Giuseppe, uno dei nuovi barman, che sta parlando con un cliente.

Ecco un altro grande ingrediente del successo del bar: qui tutti i dipendenti dempseyani sono colonne portanti del bar, sia per lo spirito che infondono al locale, che per la qualità dei cocktail. Giuseppe Ursino da poco ne ha ideato uno che è un brandy infuso al panettone, mentre Veronica Rossi è una delle poche barman donne di Perugia e i suoi cocktail sono al livello di quelli di Andreas e anche Riccardo Cotichini, l’ultimo arrivato, nonostante sia giovanissimo, possiede una tecnica e delle conoscenze notevoli; Marta Scoditti, invece pensa a dissetare i clienti del Marla, insieme a Marco Quaranta che con la sua stazza garantisce anche una certa sicurezza.

Riccardo Cotichini
Giuseppe Ursino

 

 

 

 

 

 

 

“Perché stai scrivendo un articolo sul Dempsey’s?” – mi chiede il cliente che era con Peppe. È un uomo sulla cinquantina, col look da metallaro. Gli spiego della rubrica. Gli dico che vorrei far conoscere le storie che stanno dietro alcuni locali. Ci pensa un po’ su e mi dice che faccio bene. Parlando viene fuori che è il titolare dello Stardust, un locale di Sansepolcro, che offre principalmente birra e whiskey. Ogni lunedì, il suo giorno di chiusura, viene a Perugia, prima al Birrino e poi al Dempsey’s, rigorosamente in ordine. “Facciamo anche cocktail e tutto quello che so in materia lo devo ad Andreas!” – mi dice il metallaro dello Stardust.

Mentre mi parla sono sempre più convinto che tutte le vie di Perugia portano al Dempsey’s, ma tutte le vie che partono dal Dempsey’s sono abbastanza indecifrabili.

DRINK PREFERITI:

Marta: Daiquiri
Veronica: Ti’ Punch
Riccardo: Old Fashioned
Giuseppe: Mezcal e Tonic
Marco: Escalante
John: Americano
Andreas: The Last Word

Galleria riassuntiva:

Articolo e foto di Andrea Barcaccia

Foto verticali di John Ludas