Luci, vibrazioni, suoni e silenzi. Roberto Cacciapaglia in concerto a Perugia

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Il 26 marzo 2019 non è stato un martedì qualsiasi. Il pianista e compositore Roberto Cacciapaglia si è esibito nella città di Perugia, un concerto promosso dall’Associazione Umbra della canzone e della Musica d’Autore e MEA Concerti, come parte della tourné per presentare il suo nuovo album uscito il 18 gennaio Diapason.

Alle 21 le luci del teatro Morlacchi si sono spente dando inizio allo spettacolo. Gli affreschi ottocenteschi abituati a sentire gli stili musicali più variopinti sono diventati diverse sfumature di blu con sagome e ombre a far parte della performance.
Come una ricetta culinaria, Diapason si presenta con il pianoforte come ingrediente principale ma condito da due spezie che gli conferiscono un sapore particolare: tradizione e innovazione. Tramite un bel quartetto d’archi e dei sintetizzatori, Cacciapaglia fa viaggiare verso un mondo di sensazioni dove suoni, vibrazioni, luci e silenzi raccontano storie uniche.

Diapason ha anche un ingrediente particolare che si trova in soli tre dei dodici brani: la voce. Il controtenore Jacopo Facchini interpreta testi in lingua inglese prendendo come rifferimento personaggi notevoli del pensiero universale come Martin Luther King, William Blake e Mahatma Ghandi. La scelta di questo timbro non è casuale ma ha lo scopo di trasmettere universalità e unità tra i generi.
Al Morlacchi, Cacciapaglia ha fuso questi elementi per creare un’atmosfera di armonia ed equilibrio presente già dal titolo dell’album. Lui stesso ha spiegato che il diapason è un piccolo strumento di acciaio usato per accordare in maniera consonante gli strumenti prima di suonare. Ed è questo che è successo al concerto: si è raggiunta l’armonia non solo attraverso i pizzichi dei violini, i colpi di percussione elettronica o gli accordi del pianoforte ma anche con l’emozione del pubblico nei numerosi applausi.

Dopo due ore di fusione e sperimentazione, lo spettacolo si è quasi concluso con la rottura della quarta parete quando tutto il pubblico perugino ha cantato un la all’unisono mentre il pianista improvvisava supportato dai suoi bravissimi musicisti. Neanche questa scelta è stata a caso perché il la 440 è proprio la nota che possiede il diapason, chiamata così per il numero di vibrazioni che emette e da cui si calcola il resto delle frequenze.
Gli applausi sono durati vari minuti anche dopo l’uscita dal palcoscenico degli artisti e non sono finiti finché è arrivato l’ultimo bis della serata. Il musicista milanese è diplomato in composizione presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” della sua città. È conosciuto dal grande pubblico sopratutto per Tree of Life Suit, composta per lo show L’Albero della Vita dell’EXPO di Milano 2015.

Andrea Muñoz Guerra