Le carte del MagicHistory

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“Magic: the Gathering”, “Yu-Gi-Oh!”, il “Pokemon Trading Card Game”, “Lorcana” e molti altri sono giochi di carte collezionabili, che quindi utilizzano dei mazzi di carte che devono essere costruiti dai giocatori, acquistando confezioni contenti un numero di carte casuali, oppure acquistando carte specifiche, soprattutto attraverso negozi online specializzati. Un hobby di nicchia, che forse dall’esterno può sembrare ancora più esoterico di altre attività simili per la specificità del suo funzionamento, ma che riesce comunque ad attirare una comunità numerosa e molto dedicata, nata attorno all’ambiente del gioco competitivo e ai negozi specializzati che organizzano e ospitano queste iniziative.

Nel descrivere il loro rapporto con questo hobby, i racconti di Alessandro, Edoardo e Leonardo, per quanto diversi tra loro, presentano non pochi punti in comune: alle scuole elementari si imbattono per la prima volta nei giochi di carte collezionabili – solitamente iniziando con “Yu-Gi-Oh!”, e applicando le regole in modo abbastanza fantasioso – e successivamente si approcciano ad altri giochi del genere, essendo i meccanismi di base piuttosto simili tra loro, alla dimensione competitiva e ai tornei attraverso gli spazi offerti a Perugia da negozi dedicati ai giochi di carte e da tavolo come Brama, Dal Tenda e, più recentemente, MagicHistory, permettendogli di entrare nella comunità che si è creata attorno a questo hobby. Il gioco, quindi, è diventato anche un mezzo per vedere i propri amici e conoscerne di nuovi. Per Alessandro, ad esempio, prima della maggiore età e della patente, andare ai tornei di Brama era una delle poche attività a cui poteva partecipare in autonomia, perché i mezzi gli permettevano di raggiungere il negozio, e prima degli smartphone e di WhatsApp era tra i posti in cui poteva essere sicuro di incontrare i suoi amici. Edoardo parla di una vera e propria famiglia che si è creata a partire dagli incontri fatti all’interno di questi momenti, che poi si è consolidata anche fuori dai confini dei tornei e dei tavoli da gioco. Oltre alla dimensione sociale, Leonardo e Alessandro sottolineano anche come siano giochi che hanno un forte componente strategica, sia nella composizione al mazzo che nel momento della partita, quindi come qualcosa per tenere attiva la mente, in modo analogo agli scacchi.

In questa attività non mancano anche degli elementi meno apprezzabili: all’interno di “Yu-Gi-Oh!”, ad esempio, si parla di “sharkare”, ovvero dell’atteggiamento di certi giocatori che, in contesti competitivi, sfruttane le regole del gioco in modi poco leciti per ottenere vantaggio, come rallentando il gioco per sfruttare i limiti di tempo delle partite. L’impegno economico, inoltre, non è indifferente, perché come mi conferma Alessandro Calderazzo, uno dei gestori del MagicHistory, avviarsi al gioco competitivo può richiedere un investimento di anche centinaia di euro (anche se il costo cala considerevolmente per dei mazzi non agonistici), senza contare eventuali costi aggiuntivi per l’iscrizione ai tornei e gli eventuali spostamenti per potervi partecipare anche fuori dalla propria città. Questo, unito alla complessità delle regole, può purtroppo costituire uno scoglio per qualcuno che si voglia approcciare a questo contesto.

Tutti e tre concordano, comunque, sul ruolo che spazi come Brama e MagicHistory hanno avuto nella costruzione di questa passione. Quest’ultimo, in particolare, avendo anche una componente di locale ed essendo aperto anche in orari serali ha attirato una comunità molto numerosa e anche fasce d’età diverse rispetto agli altri spazi. In aggiunta ai giochi di carte vi trovano spazio anche altre attività ludiche, come giochi da tavolo, giochi di strategia, giochi di ruolo cartacei e tornei di videogiochi. E oltre ai tornei, sia all’interno dei circuiti ufficiali che non, propone anche altre diverse iniziative, come la possibilità di provare i diversi giochi per capire quale approfondire, o la “Pokescuola”, un appuntamento per introdurre a quest’hobby i più giovani e insegnargli le sue meccaniche.

Leonardo Colaiacovo