L’arte come cura e resistenza. Approfondimento sulla playlist musicale della Galleria Nazionale dell’Umbria

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Alle 17 di venerdì 13 marzo la Galleria Nazionale dell’Umbria ha pubblicato sul proprio canale Spotify la palylist SONGS ABOUT ART dedicata alle canzoni che parlano di artisti, opere o gallerie d’arte. Saltiamo tutti i presupposti purtroppo noti a tutti che hanno portato la GNU a portare avanti questa iniziativa e concentriamoci sulla playlist.

Nonostante anche la playlist si inscriva a pieno titolo tra le fondamentali attività proposte da molti luoghi di cultura negli ultimi giorni, questa non è che l’ultima di una serie costante di iniziative che la GNU sta portando avanti in collaborazione con molte realtà artistiche del territorio, soprattutto musicali, ottenendo un grande riscontro da parte del pubblico.

Il direttore Marco Pierini ne ripercorre alcune tra le più importanti: “Abbiamo aperto le nostre sale ai maggiori festival della città: Umbria Jazz, Sagra Musicale Umbra, Trasimeno Music Festival e L’Umbria che spacca, e parallelamente abbiamo allestito mostre fotografiche dedicate alla musica che hanno visto protagonisti Silvia Lelli e Roberto Masotti, Luca D’Agostino e Luciano Rossetti, Guido Harari, Jimmy Katz. Si è poi provveduto, grazie all’associazione Terre del Perugino e al maestro Daniele Bernardini, a ‘sonorizzare’ tutti i dipinti della Galleria dove compaiono concerti angelici, con registrazioni realizzate per l’occasione scegliendo brani che per organico strumentale, cronologia e ambito territoriale potessero essere accostati a ogni dipinto”.

La playlist SONGS ABOUT ART è stata ideata da Ilaria Batassa, responsabile della comunicazione della GNU. Una playlist simile, anche se sono poche le canzoni in comune, la fece già nel 2016 la Tate Modern di Londra, e questo fa capire la portata delle iniziative proposte dalla Galleria.

La responsabile Batassa a proposito dell’ideazione della playlist ci tiene a dire che la Galleria è stato il perfetto luogo per sviluppare le sue idee: “La fortuna di lavorare con un direttore come Marco Pierini è già di per sé motivo di ispirazione. Quando sono arrivata in Galleria ho trovato quello che banalmente può essere definito un qualcosa in più: la (im)perfetta quadratura di un cerchio, che oggi mi fa credere nella possibilità di poter costruire una proposta culturale davvero incisiva. Attraverso piattaforme nuove e fresche vogliamo mettere in dialogo il pubblico delle nuove generazioni, continuando a far rimanere aggiornati coloro che ci seguono ‘da sempre’, proponendo arte figurativa, musica, letteratura, teatro e ogni disciplina che sappia raccontare storie che sono sempre”.

Il direttore l’ha subito accolta con grande entusiasmo, cosi come Aimone Romizi, cantante dei FASK, che non si è fatto pregare per pubblicizzare e presentare l’iniziativa sui social con un breve video.

Le canzoni sono una più bella dell’altra e spaziano dal noise-rock di Debaser dei Pixies al punk “svogliato” di Pablo Picasso dei The Modern Lovers passando per il cantautorato sottovoce ed elegante di Simon & Garfunkel in So Long, Frank Lloyd Wright, fino alle escursioni “world” dei Talking Heads in I Zimbra.

Ci auguriamo che luoghi di cultura come la GNU continuino a realizzare iniziative del genere. A proposito di questo, il direttore spiega quali sono state le direttive in merito del Ministero dei Beni Cultutrali: “Ci ha dato l’input invitandoci a rimanere attivi, potenziando le attività sui social. Di conseguenza, ogni museo ha accettato o declinato, a seconda della propria inclinazione, il suggerimento e credo che sia la strada giusta”.

Qui di seguito, assoceremo ad alcune canzoni particolarmente rappresentative della playlist (ce ne sono oltre 60) una foto dell’artista o dell’opera cui la canzone è dedicata, raccontando brevi aneddoti e approfondimenti sul rapporto tra canzone-opera.

La celebre scena del taglio dell’occhio nel film

DEBASER dei Pixies – Debaser è dedicata al cortometraggio surrealista Un chien andalou di Luis Buñuel. L’incedere serrato e caotico della musica riproduce il susseguirsi convulso e criptico delle immagini oniriche del cortometraggio, tra cui il famosissimo taglio dell’occhio e la mano piena di formiche.

 

 

Una delle più famose costruzioni di Wright, il Guggenheim Museum di New York.

SO LONG, FRANK LLOYD WRIGHT di Simon & Garfunkel – Questo brano dedicato all’architetto FLW è contenuto in uno dei più bei dischi di S&G, The Bridge Over Troubled Water la cui omonima canzone sarà poi rifatta in una meravigliosa versione soul anche da Aretha Franklin. Tornando al brano in questione, sarebbero davvero molte le cose da dire. Innanzittutto Frank Loyd Wright è uno dei più importanti architetti del ‘900 e Art Garfunkel era uno studente di Architettura alla Columbia University prima che la musica diventasse la sua vera professione. Alcuni momenti musicali di questo brano devono molto alla musica brasiliana che i due stavano ascoltando con continuità in quel periodo e, secondo il musicologo Walter Everett, l’ordine compositivo della melodia e il cantato sottovoce ricordano l’ordine di alcuni edifici di FLW.

Hugo Ball travestito per uno spettacolo al cabaret Voltaire di cui è stato il fondatore.

I ZIMBRA dei Talking Heads – I Zimbra è una canzone spartiacque nella carriera delle Teste. In questo brano cominciano a collidere l’Africa e la new wave anglosassone. Le chitarre sono di Byrne e Robert Fripp, leader dei King Crimson, ma nelle percussioni c’è il ritmo pulsante del Continenet Nero. Il testo è un adattamento del poema Gadji beri bimba, che sembra una lingua africana ma in realtà è un’opera di Hugo Ball, poeta dadaista tedesco. In un’intervista Jerry Harrison, chitarrista e tastierista prima dei Modern Lovers e poi dei Talking Heads, ha definito I Zimbra come la sua canzone preferita del gruppo, spiegando che tutto lo stile di Remain in Light, lo storico album successivo a quello in cui era contenuta, Fear of Music, fu ispirato dalle sue incredibili trovate.

PS: Il front man dei Talking Heads, David Byrne, è un grande conoscitore di musiche dagli angoli più sperduti del mondo. Oltre alle influenze evidenti in molti suoi album sia con le Teste che da solista, lo testimoniano le incredibili playlist che l’artista posta su Spotify in cui dà spazio a musiche Chennai, dell’Anatolia o la musica Fuji, un genere della musica nigeriana.

Una delle foto più celebri che ritraggono Pablo Picasso.

PICASSO’S LAST WORDS (DRINK TO ME) dei Wings – La storia di questo pezzo è diventata ormai leggenda ma riproporla non fa mai male. Mentre Paul McCartney e la moglie Linda Eastman erano in vacanza in Giamaica, anche Dustin Hoffman e Steve McQueen si trovavano nell’isola per girare Papillon. Hoffman e McQueen invitarono i due a visitare il set e poi Hoffman chiese alla coppia di andare a cena tutti insieme.

Nell’occasione, l’attore domandò a McCartney come facesse a comporre canzoni; l’ex Beatles rispose che gli venivano così, all’impronta. Allora Hoffman gli propose di dargli una dimostrazione immediata. McCartney prendendo il Time, trovò l’articolo sulle ultime parole di Pablo Picasso dette ad alcuni amici poco prima di andare a letto e morire nel sonno. Allora il musicista prese la chitarra e iniziò a cantare le frasi, che poi hanno composto il ritornello; Hoffman, sorpreso, urlò alla moglie di venire a sentirlo. Il pezzo, inventato sul momento, fu alla base di quello che sarebbe diventato Picasso’s Last Worlds! L’articolo, uscito sul giornale datato 23 aprile 1973, era intitolato Pablo Picasso’s Last Days and Final Journey.

Rufus Wainwright nel 2010

THE ART TEACHER di Rufus Wainwright – Questa canzone è di un musicista contemporaneo molto talentuoso ma non molto conosciuto in Italia. Non è su nessun personaggio famoso ma su un professore di storia dell’arte e ce la spiega lo stesso Wainwright: “È una canzone su un professore di storia dell’arte che ho conosciuto in palestra. Lui, sicuramente eterosessuale, ha cominciato a raccontarmi alcune storie di sue studentesse pazze d’amore per lui. Così ho provato a mettermi nei loro panni. Un giorno gliel’ho suonata e a lui è piaciuta tantissimo”. Da diverse importanti riviste musicali questo brano viene avvicinato ai lavori di Philipp Glass, sia per la vocalità di Wainwright che per la parte musicale.

 

 

Blue Poles Number 11 di Jackson Pollock, in mostra al National Gallery of Australia di Canberra.

BLUE POLES di Patti Smith – Patti Smith ha commentato molte volte l’opera di Pollock. L’artista statunitense viene menzionato anche in una delle più famose canzoni di Patti Smith, Rock’n’roll Nigger, in cui Hendrix, Gesù e Pollock vengono evocati come dei “nigger”. Questo termine viene declinato dalla rocker per indicare gli “ultimi”, gli outsider mossi dalla voglia di ribellarsi per affermare la dignità propria e degli altri ultimi loro simili.

Ma una delle cose più belle che la Smith ha sostenuto a proposito del grande pittore è che Pollock, convinto che Picasso avesse già fatto tutto il possibile nell’arte figurativa, abbia preso le gocce di sudore che circondano la bocca del cavallo di Guernica e da lì abbia creato un nuovo mondo. Forse è per l’ammirazione contenuta in questa meravigliosa frase che gli ha dedicato Blue Poles.

The Dancer di Egon Schiele in mostra al Leopolod Museum di Vienna.

SCHIELE, LEI, ME dei Marlene Kuntz – Per descrivere questa canzone riportiamo il commento descrittivo e poetico di Alessio Gambaro della redazione di Ondacinema: “Luogo sperduto, dimensione a-temporale: ritratto del celebre pittore espressionista, Lei che fissa rapita, Lui da dietro che osserva la scena e, immedesimandosi nel ‘corpo scheletrito’ del quadro, immagina di instaurare con Lei un contatto metafisico”.

 

 

 

 

 

Per assecondare e proseguire il lavoro svolto dalla GNU segnaliamo 5 bonus track di “canzoni sulll’arte”.

Il dittico “Offensive Orange” di Jean-Michel Basquiat.

BASQUIAT di Jamila Woods – ogni canzone di Legacy! Legacy!, il suo ultimo album, è dedicato a una personalità che l’ha ispirata.

 

 

 

 

The Triumph of the Death di Pieter Bruegel il Vecchio, copertina di Balaklava dei PBS.

LEEPERS AND ROSES dei Pearls Before Swine – La canzone non è dedicata a nessun artista ma la maggior parte delle copertine degli album dei Pearls Before Swine (“Perle ai porci”, ndr), band prog di culto per gli amanti del genere, riportano quasi tutte celebri dipinti. Dal più noto Balaklava dove c’è un dipinto di Bruegel il Vecchio fino a These things too, in cui ce ne è uno di Giovanni Bellini.

 

 

Day and Night, una delle più celebri opere di Escher.

ESCHER dei Teenage Fanclub – il titolo spiega già tutto.

 

 

 

 

Nighthawks di Edward Hopper è in mostra all’Art Institute of Chicago.

NIGHTHAWK POSTCARDS (FROM EASY STREET) di Tom Waits – Il titolo dell’album è stato ispirato dal celebre dipinto omonimo di Edward Hopper.

 

 

 

“Un guanto” è un ciclo di disegni a penna che l’artista realizzò nel 1878 e due anni dopo l’artista decise di incidere per farne u’edizione stampata.

UN GUANTO di Francesco De Gregori – De Gregori si è ispirato alla serie di stampe Un guanto di Max Klinger, una delle prime esplicite rappresentazioni di un sogno nella storia dell’arte.

 

 

 

 

 

 

Andrea Barcaccia