La chiesa della Madonna Delle Grazie

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La chiesa della Madonna Delle Grazie

A circa dieci chilometri dalla città di Spoleto sorge una piccola frazione immersa nelle colline che conta poco più di cinquanta anime. Uncinano, questo è il suo nome, ha però un piccolo gioiello che trasuda storia, anzi, storie: la chiesa della Madonna Delle Grazie. Attualmente di proprietà della famiglia Porzi, questa piccola chiesa desta interesse non solo per le sue eleganti caratteristiche architettoniche ma anche per la storia delle famiglie che l’hanno voluta e usata nei secoli, in particolar modo l’illustre casato spoletino dei Collicola.

I Collicola, una delle famiglie nobiliari spoletine più importanti, provenivano dal castello di Montesanto di Sellano, in Valnerina, ed emerse nel ‘600 per merito del capostipite, Taddeo Collicola (1591-1663), che fu medico di camera del papa Urbano VIII. Tra le eredità che può vantare la città di Spoleto sicuramente possiamo richiamare Palazzo Collicola, un vero e proprio gioiello architettonico, che fu costruito tra il 1717 e il 1730, diventando la residenza della famiglia fino al 1939 quando fu acquistato dal Comune di Spoleto. Il palazzo fu abitato da diversi personaggi illustri come Carlo di Borbone nel 1734, Papa Pio VI nel 1782 e nel 1810 Carlo Emanuele IV, Re di Sardegna. Dopo essere stato a lungo sede dell’Istituto Statale d’arte “Leoncillo Leonardi”, oggi, in seguito a un accurato restauro, ospita la notevole Galleria Civica d’Arte Moderna di Spoleto.

Madonna delle grazie

La lapide posta sopra la porta di ingresso della chiesa della Madonna Delle Grazie ci documenta la data d’inaugurazione risalente al giorno 20 ottobre 1748, ma la chiesa fu fatta erigere dai Collicola probabilmente nella prima metà del ‘700, forse in seguito a un “fatto miracoloso” in cui fu coinvolto Francesco Collicola. Il conte Carlo Cardelli, nei suoi Ricordi personali pubblicati sulla rivista “Spoletium” nel 1982 così scrive: “Edificò nelle sue campagne – nel territorio di S. Angelo in Vado – una cappella in onore della B.V. Maria, la cui immagine stava in un capannone di pecore. Corre voce che tale costruzione fosse in soluzione di un voto fatto nel dì nel quale in Via Monte Brianzo, essendosi messi in fuga i cavalli ribaltò la carrozza ed Egli se ne uscì con la sola rottura di una gamba”.

Inizialmente si sarà dunque trattato soltanto di una edicola sacra dedicata alla Madonna. Poi, come è successo con certezza in altre circostanze, da queste edicole sacre sono scaturiti alcuni “fatti miracolosi” (o che la gente ha ritenuto tali) e allora sopra di esse si sono costruite delle chiese.

Come sarebbe dovuta essere tale edicola lo possiamo immaginare da una stampa – datata 1762 – in cui è raffigurata l’immagine di un dipinto della “Madonna con il Bambino” sorretto da angeli in gloria e in cui è riportata l’iscrizione:“Vera effige della Beatissima Vergine, scoperta in una possessione dell’ill.ma Casa Collicola, nella Diocesi di Spoleto, e nel territorio detto Uncinano, l’anno 1746”.

È l’immagine del dipinto murale che si trova nella zona presbiteriale della chiesina della Madonna delle Grazie di cui ci stiamo occupando. Questo piccolo monumento religioso doveva dunque esistere già prima di quella data e ciò è confermato dai suoi caratteri architettonici che esprimono una chiara impostazione di stampo neoclassicista propria della prima metà del Settecento.

D’altronde la chiesa sorge ad alcuni chilometri dal palazzo residenziale estivo dei Collicola e non sarebbe stato logico pensare che la famiglia avesse costruito una chiesa distante dalla propria residenza se non vi fosse stato un valido motivo, che si può immaginare nella preesistenza di una “edicola sacra” molto probabilmente proprio dove attualmente sorge la chiesa.

Nella parte presbiteriale della Chiesa, che ricevette nel 1865 la concessione dell’indulgenza plenaria da papa Pio IX, si possono contare circa una ottantina di ex voto che testimoniano la devozione della gente per le grazie ricevute.

Indulgenza plenaria

Nella chiesa è possibile inoltre trovare le tombe dove giacciono le spoglie degli ultimi esponenti della famiglia Collicola: il conte Ferdinando Cardelli e sua moglie Maria Anna Collicola, a cui è dedicata una lapide sulla parete di sinistra della chiesa, e il marchese Filippo Collicola Cardelli Monthioni, loro figlio nonché ultimo erede della famiglia.

Accanto alla tomba del marchese c’è quella di sua moglie Giuseppina Antonini Castiglione, così come da testamento: “Desidero che la mia salma sia deposta in un loculo provvisorio del Cimitero di Spoleto in attesa che possa raggiungere la tomba di famiglia nella Chiesa di Uncinano di Spoleto”.

Il verde incantato che circonda la chiesa e le colline circostanti che appaiono infinite mi ricordano alcuni tra i versi più famosi della letteratura italiana:

L’INFINITO

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

Colline spoletine.

 

Eleonora Proietti Costa