Il valore del gioco

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Giocare non è una perdita di tempo ma un’attività educativa di grande importanza. Per comprendere fino in fondo il valore del gioco ho incontrato Elena Roscini, un’educatrice che grazie ai suoi studi e alle sue esperienze lavorative conosce a fondo il mondo dei bambini.
Quello dei bambini è un mondo fantastico, fatto di scoperte, di leggerezza, di divertimento ma per gli adulti non è sempre facile scegliere come occupare il loro tempo. Agli occhi dei grandi giocare potrebbe apparire un semplice momento di svago, invece non è così. Il gioco racchiude dentro di sé un valore importante. Giocare rappresenta una preziosa attività educativa che consente alla persona di esprimersi, di liberare la propria fantasia e l’immaginazione.

Foto di A_T_K

Per l’uomo giocare fa parte del suo essere, è una dimensione necessaria, un elemento istintuale, come afferma Johan Huizinga nella teoria dell’homo ludens.
Per il bambino il gioco è un elemento che non può essere negato, come prevede la Convenzione sui Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, nella quale si legge che “Gli Stati parti riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie delle sue età (…)”mentre Unicef nella Dichiarazione mondiale sulla sopravvivenza, la protezione e lo sviluppo dei bambini ribadisce che “la loro età dovrebbe essere un età di gioia e pace, di gioco, di apprendimento e di crescita (…)”.
Il gioco porta con sé una centrale dimensione educativa. Il gioco è fonte di relazione e di socializzazione. Relazione con gli altri e con se stessi. Attraverso il gioco il bambino forma la propria identità e conosce l’ambiente che lo circonda. Se il gioco è libero il bambino può liberare la sua creatività e scegliere come metterla in pratica. Esprime la sua immaginazione e la sua fantasia. Mentre se il gioco prevede regole specifiche il bambino dovrà fare delle scelte guidate dal suo sistema di valori. Inoltre grazie all’attività ludica si può sviluppare anche la dimensione dell’apprendimento. Il gioco può diventare uno stimolo positivo durante lo svolgimento di un attività che, sullo sfondo del divertimento, è in grado di farsi ancora più efficace.

Foto di Pasco Schools

 

Il gioco è un’attività spontanea ma non esclude il possibile coinvolgimento di una figura esterna che però non deve sostituirsi al bambino, che è centrale e tale deve rimanere. Questa figura si pone come guida e ha lo scopo di far emergere le potenzialità di chi sta giocando, diventando promotrice di un percorso che vede il bambino come protagonista. Questa guida può essere un educatore, altri professionisti che agiscono all’interno di spazi educativi, il genitore o chiunque si trovi a trascorrere con il bambino una parte importante della sua quotidianità. Oggi però i ritmi di vita sono sempre più frenetici, siamo sempre tutti di corsa e trovare il tempo per giocare è difficile. Sì, ecco, è difficile ma non impossibile. È fondamentale ricordarsi che il gioco non è un semplice passatempo e il tempo per giocare dobbiamo trovarlo, ritrovarlo. Dobbiamo ritrovare il tempo di giocare con i bambini. Dobbiamo lasciare ai bambini del tempo libero, degli spazi vuoti che loro utilizzeranno per svolgere la loro principale attività: giocare. Inventeranno un gioco nuovo oppure, chissà, giocheranno a quella cosa che gli piace tanto. È compito di noi grandi ritrovare tempi e spazi per il gioco perché attraverso questo passa la comunicazione più profonda tra adulto e bambino e, in questo modo, si può rinforzare il senso di sicurezza e protezione all’interno di questo legame.

Fammi giocare solo per gioco
Senza nient’altro, solo per poco
Senza capire, senza imparare
Senza bisogno di socializzare
Solo un bambino con altri bambini
Senza gli adulti sempre vicini
Senza progetto, senza giudizio
Con una fine ma senza l’inizio
Con una coda ma senza la testa
Solo per finta, solo per festa
Solo per fiamma che brucia per fuoco
Fammi giocare per gioco

‘Filastrocca del diritto al gioco’ di Bruno Tognolini

Virginia Pencelli