Gli ospedali umbri e il Coronavirus

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Ci siamo già occupati delle raccolte fondi che sono partite per gli ospedali umbri, e da quel giorno a oggi ne sono nate molte altre. Segno che tutti noi come non mai ci rendiamo conto dell’importanza della nostra sanità, degli ospedali, medici, infermieri, oss e personale ospedaliero in generale. La nostra preziosa linea di difesa in questa situazione di emergenza. Tra i tanti pensieri, preoccupazioni e domande, è lecito chiedersi come si stiano organizzando nella regione la sanità e gli ospedali.

In Umbria la gestione della sanità ruota intorno a quattro enti, coordinati dalla Regione: le due Usl (Usl Umbria 1 e Usl Umbria 2) e le Aziende Ospedaliere di Perugia e di Terni. Le due aziende ospedaliere gestiscono i due ospedali principali della regione, entrambi “sede di Dea di II livello”; mentre le Usl gestiscono i restanti ospedali e presidi del territorio, inclusi i cosiddetti “Dea di I livello” (Città di Castello e Branca per la Usl Umbria 1, Foligno, Spoleto, e Orvieto per la Usl Umbria 2). I Dea sono molto importanti, in quanto definiscono i livelli di assistenza in caso di emergenza che le strutture possono offrire. Dea sta per “Dipartimento d’emergenza e accettazione”, e punta a integrare tutte le funzioni tra i vari ambiti medici per aiutare e soccorrere le persone in “area critica”, ovvero quando arrivano al pronto soccorso. Nello specifico dell’emergenza Covid, la classificazione torna utile perché indica la presenza dei reparti di rianimazione e terapia intensiva, cruciali per questa pandemia.

L’organizzazione degli ospedali però è stata ripensata, per meglio rispondere alle nuove criticità. Gli Ospedali di Perugia e Terni, visto il loro alto livello di specializzazione, sono stati fin da subito in prima linea, accogliendo i pazienti sia nei reparti di malattie infettive che nelle terapie intensive. A seguire, è stato riconfigurato l’Ospedale della Media Valle del Tevere, comunemente noto come Pantalla, per essere dedicato unicamente alla degenza dei casi di Coronavirus meno gravi, ma comunque bisognosi di cure. La scelta è anche dovuta alla sua posizione, a metà strada tra Perugia, Terni e Orvieto, rendendo così più semplice lo spostamento dei malati. Oltre a questi tre Ospedali, anche quello di Città di Castello, uno dei comuni più colpiti dal virus, ha un reparto interamente dedicato ai pazienti Covid19, in quanto è anche dotato della terapia intensiva. È notizia di qualche giorno fa che la presidente Tesei ha deciso di destinare anche parte dell’Ospedale di Foligno al rafforzamento dei posti letto disponibili, andando così a coprire in maniera omogenea il territorio regionale. Oggi inoltre è stato attivato anche l’Ospedale di Orvieto, accogliendo i primi due pazienti positivi in terapia intensiva.

La Regione Umbria inoltre dispone dal 2007 di un “piano pandemico”, scritto sulla scia dell’influenza aviaria, che detta le linee guida da seguire per ogni possibile scenario. Il piano è suddiviso in livelli, in base alla gravità della situazione che si sta affrontando, e rappresenta un utile strumento legislativo per coordinare tutte le istituzioni.

È inutile negarlo, la situazione è seria e molto delicata, ma sembra che qui si stia diffondendo con meno forza. Questo, se da una parte farà durare di più il periodo critico, dall’altra permetterà una maggiore coscienza e organizzazione per affrontare il virus.

Infine vi lasciamo il link a un documento da noi redatto, con grafici e dati che saranno aggiornati giorno per giorno, sull’andamento del coronavirus nella nostra regione. I dati sono quelli forniti giornalmente dalla Regione Umbria con il suo bollettino.

https://docs.google.com/spreadsheets/d/1kKPRXhTfS1vaym4_o0fXYYMiXdJK70ZkvfEqVcxZNVY/edit?usp=sharing

 

Alessandro Biti