Francesco, calligrafo e artigiano di penne

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È partito tutto dal fascino per la storia, l’arte e l’architettura, in particolare per la Belle Époque, il periodo tra fine ‘800 e inizio ‘900 legato a importanti invenzioni industriali e ampi sviluppi artistici: è la base per i suoi innumerevoli interessi, divenuti poi vere attitudini.
Lo vedrete sul suo profilo Instagram e conoscerete Francesco Cotana per quello che è: un ragazzo ventitreenne che ha scoperto la passione per la bella grafia e per la realizzazione di penne e che, contro il tempo, la coltiva giorno per giorno.

Conoscendolo, davvero non mi stupisco quando mi confessa: “Non piace mettermi limiti. Se vedo che qualcosa può interessarmi, mi ci butto. Voglio sempre imparare”.
Si definisce un eterno nostalgico. È dalla nonna materna e dai suoi racconti di gioventù che si è innamorato della storia.

Perché proprio la Belle Époque?
“Per me è un periodo interessante. Da un lato segna l’inizio della contemporaneità ma dall’altro c’è ancora un retaggio del mondo arcaico: due realtà che convivono parallelamente ma che sono anche in contrasto. Mi affascina vedere come il mondo antico cerca di riaffermarsi e di legittimarsi.
Credo che sia un periodo in cui possiamo ritrovarci: è come se fosse una nostra contemporaneità con persone simili ai noi di oggi però vissuta con modi e maniere di tradizioni antiche”. È proprio studiando questo momento storico che viene a conoscenza -appena quattordicenne- della calligrafia, in particolare del corsivo americano, tipico degli anni della Belle Époque.

Studia da autodidatta e a volte segue corsi – online e non – per capirci meglio. Ma per essere un bravo calligrafo ha bisogno di penne adeguate, da qui nasce la sua idea: artigiano di penne. Compra il suo primo tornio, lo storico attrezzo utilizzato dai falegnami, ed è da lì che inizia la sua avventura nel mondo dell’artigianato.

“All’inizio era difficile, dovevo imparare. Mi si rompevano le penne, non avevo molta inventiva, dovevo lavorarci per diverse ore di seguito”. Tornava da scuola e alternava il pomeriggio tra lo studiare materie scientifiche e il maneggiare pezzi di legno.

Capisce ben presto che la sua passione può trasformarsi in un vero e proprio lavoro quando apre la pagina Instagram dove condivide ciò che realizza: appunti calligrafici e penne fabbricate da lui. “Più che soddisfazione economica è stata personale: vedere che in molti calligrafi professionisti apprezzavano ciò che facevo mi ha spronato a continuare.”

Nonostante sia molto giovane – appena diciassettenne quando inizia a vendere – e alle prime armi, ha un buon seguito. La caratteristica principale delle sue penne è la base in plexiglas, elemento più duro da lavorare e che lo distingue dalle altre in commercio. Inizia a maneggiare resine marmorizzate, ottone, rame, polvere di diamante… Trova il suo stile e riesce a sbizzarrirsi con la creatività.

Ma delle sue creazioni, le penne non sono le sole a essere richieste. Ciò che attira l’attenzione di gente comune, non solo professionisti, è la grafia precisa ed elegante. Gli vengono commissionati così partecipazioni a matrimoni, indirizzi su buste, nomi sui tavoli…

Perché proprio il corsivo americano?
“Mi piace perché è uno stile essenziale e geometricamente perfetto. Nell’epoca d’oro della calligrafia americana nella seconda metà dell’Ottocento, i calligrafi riescono a scomporre le lettere e definire ogni forma con una precisione tale che rende le lettere affascinanti come se ognuna fosse una piccola opera d’arte, studiata con perfezione e che si riversa sull’estetica”.
Francesco continua a studiare anche la tecnica. Mi racconta fiero dell’esperienza negli Stati Uniti nell’estate 2019, da Christopher Yoke, colui che ha riscoperto l’artigianato di penne. Inizialmente avevano intrapreso una corrispondenza online, poi è riuscito a partecipare al corso tenuto da lui nella sua casa a Indianapolis, nello stato dell’Indiana.

Il suo profilo Instagram costantemente aggiornato – un altro fronte lavorativo – parla di lui. In About me delle sue storie in evidenza lo possiamo vedere come cuoco improvvisato, sarto con l’uncinetto, circense appeso all’amaca aerea, ma anche studioso attento pronto a laurearsi – in Ingegneria Edile – Architettura.

Ma quindi, sei più portato per le cose pratiche o teoriche?
“Mi considero creativo, e nella creatività ci sono entrambi gli aspetti. Sia la concezione teorica dell’idea, sia l’attuazione pratica. Devo ammettere di non essere esattamente portato per la matematica stretta. Con gli esami di analisi ho fatto molta fatica”.

Arianna Sorrentino