Perugia, pianeta Terra. In marcia coi Fridays for Future

274
Foto della manifestazione Fridays for Future a Perugia, tenutasi il 27 Settembre 2019. Foto di Alessandro Biti 8axel8

Il clima mattutino conserva tutti i suoi cliché, aria pungente e gente con i segni del cuscino sulla faccia. Ma in questo venerdì mattina di fine settembre, oltre agli occhi gonfi e al sole leggero, nel parcheggio dell’Arena Santa Giuliana si avvertiva un fermento di anime. Liceali, universitari, lavoratori e tanta altra gente riunita con l’unico scopo di seguire alla lettera la piccola Greta Thunberg, che con la forza delle sue parole è riuscita a smuovere un mondo intero, ponendo l’attenzione sui problemi ambientali e climatici.

Non venite a dirci che una marcia per il clima non può risolvere lo scioglimento dei ghiacciai o che non riduce le emissioni di CO2 nell’aria. Primo, perché siamo alla terza edizione del Fridays For Future qui a Perugia e a differenza delle maratone di Mentana noi abbiamo fatto realmente qualche buon chilometro e in salita, per giunta. In secondo luogo, perché l’uomo nel corso della sua storia ha vissuto più da nomade che da sedentario e non sprigiona il meglio di sé dal divano. L’uomo è viator, viandante, peregrino, è un essere sempre in cerca di qualcuno con cui fare un tratto di strada. E camminare insieme è un buon antidoto all’individualismo e alle tante depressioni che spesso colpiscono noi giovani.

Le antiche pietre della città e l’asfalto grigio delle strade sono coperti da una folta e rigogliosa chioma umana. Quasi 4.000 tra virgulti e arbusti più nodosi, con le loro magliette in cui spicca il logo che ormai identifica questa manifestazione e con cartelli e striscioni, alcuni veramente simpatici e creativi, altri più taglienti e mirati. Intere classi, provenienti soprattutto dall’IIS Giordano Bruno e dal liceo scientifico Galilei, compiono questo atto civico coi loro professori, a coronamento di un progetto sul clima o sulla raccolta differenziata o avendo espresso il desiderio di esserci anche loro come Greta.

“Sono fiera di essere uno degli adulti presenti alla manifestazione, e molto di più in quanto responsabile della formazione di questi ragazzi”, dice una docente. “I giovani sono passivi quando gli adulti e gli insegnanti propongono loro delle attività solo per il senso del dovere e non sono in grado di sostenerli, accompagnarli e essere loro di esempio”. Come dei salmoni seguiamo la corrente ascensionale e quando possiamo prendiamo vantaggio per osservare dall’alto e occupare le postazioni migliori. Ormai il sole è alto e le anime si scaldando sempre di più, esattamente come il nostro clima.

I coordinatori della manifestazione incominciano il dibattito, si riparano dal sole sotto le logge dei giardini Carducci dove è stato allestito un podio con un leggio, e uno dopo l’altro intonano il canto del cigno, un canto diverso dal solito, sì morente ma al contempo combattivo. Ci ricorda che ancora possiamo fare qualcosa, per noi e per il pianeta che gentilmente ci ospita. Gli oratori sono diversi fra di loro, ma accomunati dalla medesima rabbia che non cerca vendetta ma soluzioni. I ricercatori dell’Università di Perugia e gli studenti dell’istituto Giordano Bruno fanno toccare con mano le conseguenze dei processi antropici e a viva voce illustrano il problema dello scioglimento dei ghiacciai, del riscaldamento globale e del rapidissimo aumento della CO2. Che l’Umbria non è esclusa da questi fenomeni lo vogliono ricordare a tutti quanti.

Si denuncia la mancanza di responsabilità da parte dei cosiddetti poteri forti, delle grandi aziende e dei vertici della società. Non è pensabile intervenire a favore del clima senza risolvere i grossi problemi socio-economici e senza una vera ecologia umana. Si rivolgono a tutti coloro che vogliono ascoltare e cercano di arrivare anche ai più distratti.

Lorenzo, uno dei giovani organizzatori, ci comunica il suo stupore per la presenza di tanti. È consapevole che per molti la giornata di oggi è solo l’inizio di un lungo cammino di consapevolezza ecologica. Ciascuno ha il compito personale di informarsi e di rivedere il proprio stile di vita, ma sapere di non essere soli in questo viaggio è per molti un trampolino di lancio. “Tornate a casa con l’energia di cambiare questo mondo”. Con questa frase, di Francesco, l’assemblea viene congedata.

Non mancano le critiche da parte dell’opinione pubblica. Qualcuno addita i giovani, che appunto, così immaturi non possono risolvere un problema così grande. C’è chi dice che durante la manifestazione abbiano sporcato la città, altri ancora aggiungono che questa marcia è stata l’ennesima scusa per saltare la scuola. Sempre la stessa storia, dimentichiamo di aver avuto la loro età, non ricordiamo più l’adolescenza, che memoria corta che abbiamo, e rimanendo in tema di luoghi comuni siamo sempre pronti a far di tutta l’erba un fascio. Ammiriamo chi invece si è impegnato per la riuscita di questa giornata, giovani per niente indifferenti, che hanno alzato la testa dai loro cellulari per gridare la loro indignazione al mondo. Gli indifferenti fanno paura, sono manovrabili, pericolosi. Loro hanno dimostrato di non esserlo, hanno sviluppato una coscienza critica, di cui i banchi di scuola sono solo la culla. Là fuori c’è un mondo con un disperato bisogno di un’azione diretta, di una presa di posizione. Chi, in questa giornata, ha avuto un comportamento poco consono, ha perso un’occasione. È come un seme finito sulla strada insieme alle lattine e alle cicche. Forse in futuro potrà seguire l’esempio positivo dei compagni di scuola, imparando da loro l’impegno e la forza di volontà per lottare. Saranno anche loro il frutto di una nuova primavera.

Nella botanica si sa che la parte visibile di un albero è proporzionale alle sue radici.
Senza radici Greta sarà dimenticata come Severn Cullis-Suzuki.
Chissà come saranno fra qualche tempo le radici di questo grande albero.

Testo di Edoardo Batocchi e Federica Magro

Photogallery di Alessandro Biti