Diari di quarantena #6 – Gabriele Bastianelli

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Diari di quarantena – La vostra quotidianità ai tempi del Coronavirus

“pur tuttavia la primavera era la primavera”

Gabriele Bastianelli
anni 56
nato a Perugia
vive a Bevagna
professione artista

“Per quanto gli uomini, ammucchiati in uno stretto spazio a centinaia di migliaia, cercassero di isterilire quella terra sulla quale si stringevano; per quanto coprissero quella terra di pietre affinché nulla più ci crescesse; per quanto estirpassero ogni stelo di erba che vi germogliava; per quanto appestassero l’aria col carbon fossile ed il petrolio; per quanto tagliassero le piante e cacciassero tutti gli animali e tutti gli uccelli; pur tuttavia la primavera era la primavera….. “.

Sono giorni particolari, oserei dire storici, viviamo un’epidemia… la peste, la Spagnola, la Sars etc.etc, ci siamo scatenati – incatenati nell’esprimere le nostre emozioni, siamo incollati, almeno io, ai telefonini, ai telegiornali… ai numeri, ai grafici; ne ho fatto uno excell con 10 colonne in cui tento giornalmente di calcolare il “picco”del contagio (vero che è durato poco); cerco di tirarmi su con la quotidianità, piccoli rituali di normalità condivisa, familiare… faccio quello che “ne sa qualcosa”, rassicuro i miei genitori che sono anziani e vivono soli… “mi raccomando i guanti, la mascherina”, insomma come l’impiegato di De
Andrè, “conto i denti ai francobolli… andrà tutto bene”; non sono terrorizzato, ho paura ma non sono paralizzato; qualche volta mi commuovo fino a piangere per gli atti di assoluto eroismo di chi cura gli altri, sì, curare gli altri… e rifiuto dentro di me le parole come guerra, fronte, siamo sotto i bombardamenti, bla, bla, bla… e soprattutto non mi piace il monito minaccioso “quando tutto sarà finito” che già circola nelle bocche scalcagnate di chi pensa al “dopo”, insomma cerco una sana ecologia della mente e cerco di combattere l’altro corona-virus che ci minaccia… credo: quello morale.

Non dobbiamo fare niente, stare a casa, immobili… e vedere i tuoi simili morire per curare gli altri e tu inchiodato alle news, a un flusso che non è di coscienza ma di storia, fatti…. morti.
Stare a casa… atroce non potere fare niente e allora cerco di razionalizzare in… fondo non mi è capitato, nemmeno ai miei cari, nemmeno alle persone più lontane che conosco e allora…? Che si fa?

Mi rifugio nelle emozioni, a tutti i ragazzi che ho conosciuto in questi anni (ho lavorato nei collegi universitari e in particolar modo in uno in cui hanno vissuto generazioni di futuri medici e infermieri), e so che sono tutti operativi: nel mondo… ecco adesso si fa dura… sto piangendo… è primavera.

p.s Lo avrete certamente riconosciuto l’incipit… Tolstoj

Foto dell studio dell’artista Gabriele Bastianelli

Illustrazione di Sasha Todini