Diari di quarantena #17 – D. C.

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Grafica di Sasha Todini

Diari di quarantena – La vostra quotidianità ai tempi del coronavirus 

D.C.
Anni 62
nata a Pozzo (Pg)
vive a Pozzo (Pg)
professione moglie, mamma (casalinga)

Sono D. C. una donna di Pozzo (prima zona rossa dell’Umbria). Ho contratto il covid-19 nel mese di marzo, prima febbre il 12. Sono stata a casa per diversi giorni, poi ricoverata all’ospedale di Città di Castello per complicazioni polmonari e successivamente alla struttura residenziale di Villa Muzi in attesa di diventare negativa a due tamponi ravvicinati. Sono risultata negativa a due test consecutivi rispettivamente il 5 e l’8 aprile. Ad oggi, pur non essendo più positiva, ho ancora dei   disturbi conseguenti alla malattia contratta. Quindi sono guarita dal coronavirus ma con postumi della malattia.

Quando mi hanno comunicato formalmente che ero positiva al covid-19 non sono rimasta affatto sorpresa. Erano giorni che stavo molto male e ormai avevo acquisito la consapevolezza che il virus era dentro di me. Una mia cara amica medico, che sentivo più volte al giorno, mi aveva già fatto la diagnosi da tempo. Il sentimento prevalente che ho avuto quando ho percepito che il virus mi aveva colpito è stata tanta, ma tanta tristezza per dover affrontare un nemico sconosciuto non solo a me ma anche al mondo della sanità.

Quando ho cominciato a capire che ero malata da questo virus ho avuto paura; paura soprattutto della sofferenza fisica e del fatto che avrei potuto contagiare i miei familiari. La fede religiosa però mi ha aiutata molto e non ho mai perso la speranza di poterne uscire anche perché tante persone, con cui ho condiviso il mio percorso spirituale, mi sono state vicino e hanno pregato insieme a me. Mio marito, i miei figli, la mia nuora e la mia sorella, mi hanno sempre sostenuta telefonicamente e quasi ogni giorno ho ricevuto dei video del mio nipotino, che a maggio compie un anno, che mi hanno riempito di gioia e voglia di vivere. Ringrazio anche il primo cittadino del comune di Gualdo Cattaneo per essersi adoperato per il miglioramento della mia salute nel momento della massima fragilità.

Quando ho ricevuto la conferma che dopo due tamponi negativi avevo sconfitto il virus mi è sembrato di toccare il cielo con un dito perché ho avuto la certezza che presto sarei potuta ritornare a casa dai miei cari. Ho ricominciato a progettare il mio futuro e dentro di me ho sentito tanta gioia. Mi sono sentita fortunata per essere guarita e per aver potuto usufruire della solidarietà di tanti amici e amiche della comunità di Pozzo e di Cisterna che ogni giorno mi hanno chiamato al telefono, hanno cucinato per me quando non ero ricoverata e hanno appoggiato davanti al portone della mia abitazione cibo prelibato e fiori meravigliosi per sostenere il mio corpo e il mio spirito. Mi sono sentita fortunata per la gentilezza degli operatori sanitari dell’ospedale di Città di Castello e degli operatori di Villa Muzi che mi hanno trattato con premura e gentilezza. Sono grata a Dio per avermi fatto vivere in una piccola comunità ove regna la solidarietà, l’amicizia più schietta e dove tutti si vogliono bene 

Io vorrei dire a chi sottovaluta la pericolosità di questo virus di non essere incoscienti. La comunità scientifica ignora ancora tante cose su questa pandemia che ha fatto soffrire e anche morire tante persone. Osserviamo le precauzioni e le regole che ci vengono impartite; ognuno di noi faccia la sua parte.

 

La foto è stata scattata al portone della mia abitazione il giorno del mio ritorno a casa dopo il ricovero, esprime la solidarietà della comunità di Pozzo /Cisterna.

 

Grafica di Sasha Todini