Diari di quarantena #1 – Rodrigo Paroni

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Diari di quarantena – La vostra quotidianità ai tempi del Coronavirus

Diario di un medico in un carcere di campagna

Rodrigo Almeida Paroni

anni 27
nato a San Paolo (Brasile)
vive a Perugia
professione medico presso la Casa Circondariale di Perugia “Capanne”

Giorno 1
Ieri la mia amica Federica mi ha chiesto di scrivere un diario della mia routine durante la quarantena riguardo la mia esperienza interessante a causa del lavoro che svolgo. Premetto che non sono abituato a scrivere testi che non trattino della storia della malattia attuale, gli antecedenti medici e familiari. Sia in portoghese che in italiano, ma ci proverò.
È stata una richiesta particolare per me, soprattutto trovarmi a mettere per iscritto i pensieri di questi giorni. Non so bene perché ho detto di sì, forse perché sono leggermente tediato da questa situazione, ma l’idea era veramente interessante, più per me che per quelli che leggeranno questo testo. E come per tutti, questa monotonia ha stancato anche a me.
Ho deciso di scrivere come se fosse un vero diario, almeno per i prossimi giorni.
Questo periodo di isolamento sociale capita in un momento curioso della mia vita. Dalla fine di febbraio ho cominciato a lavorare al carcere come guardia medica e dopo due giorni di affiancamento ho iniziato a fare i turni da solo. È la mia prima esperienza lavorativa in Italia, dopo aver lavorato per un anno a San Paolo.
Dopo aver lavorato come medico generale, in pronto soccorso, ambulanze e medico del lavoro sono rimasto senza lavorare nel 2019, mentre imparavo l’italiano e mi preparavo per l’esame della convalida della laurea brasiliana.

Giorno 2 
Il carcere è un ambiente curioso. Lì sono Almeida, cognome al quale raramente mi sono trovato a dover rispondere, essendo da parte materna. Non Rodrigo, non Paroni. Dottor Almeida.
Curioso perché contiene una quantità enorme di persone con varia origine, età, sesso e orientamento sessuale, e ognuno di essi ha storie particolari.
Stavo cominciando a abituarmi col lavoro quando la crisi sanitaria è esordita e Conte ha iniziato la fiera dei decreti. Innanzitutto mi sento fortunato a lavorare in un ambiente senza casi positivi fra i detenuti.
Inoltre mi sento fortunato a poter lavorare, cioè concedermi il lusso di uscire da casa, di poter prendere un pullman, di poter incrociare la gente, vedere quanto è suggestiva la città in questo periodo, fotografare i paesaggi, la primavera e la neve.
Il nostro lavoro somiglia a quello della guardia medica tradizionale, con qualche compito in più. Siamo responsabili delle urgenze mediche dei detenuti e svolgiamo anche funzioni burocratiche: compilare certificati nulla osta di trasferimento, di uscite e isolamenti. Non manca il ruolo da ambulatorio: prima visita, prescrizione della terapia (la cosa che preferisco) e la possibilità di accompagnare un paziente lungo il corso della sua guarigione e seguirlo anche successivamente per i controlli di routine.

Giorno 3
Oggi ho lavorato la mattina ed è andata bene. Di recente è aumentata la mole lavorativa perciò siamo in due a fare il turno mattutino, quindi questo significa un passaggio gratis fino al lavoro. Suck it, pullman.
Appena arrivato a casa, io e Riccardo abbiamo preso un po’ di birra dal Marla. Grazie Andreas.
Avevo rotto lo schermo del computer 3 mesi fa e oggi ho avuto un’idea geniale: collegare il proiettore con il computer rotto! Funzionato, ci vediamo domani perché giocherò tutto il giorno.

Giorno 4
Se avete sentito delle rivolte nelle carceri italiane, potete immaginare com’è l’atmosfera da noi. Praticamente, dal 9 marzo in alcune carceri come a Milano, Modena e Foggia, sono successe rivolte per le la sospensione dei permessi premio, del regime di semilibertà e dei colloqui con i familiari dal 9 al 22 marzo.
In quei giorni sono arrivati una ventina di detenuti dalle carceri interessate dall’ondata di dissenso e si trovano tutti in isolamento sanitario, come chiunque venga da fuori. Questo significa che ogni giorno vengono valutati i loro parametri vitali e sintomi e segni, come la temperatura corporea, la presenza di tosse o difficoltà respiratoria.

Di fatto è per questo che facciamo i turni mattutini in due, per facilitarci il lavoro. È quasi un regalo dello Stato, un permesso morale e legale per uscire da casa.

Giorno 5
In Italia ormai quasi non si discute più l’efficacia dell’isolamento sociale come misura preventiva per la pandemia del Covid19. Dopo aver visto e vissuto la situazione, viene considerato molto più che una misura sanitaria, bensì un atteggiamento morale da parte dei cittadini. Ovviamente questo pensiero non è presente nella mente di tutti, sia in Italia che all’estero. Dopo che Johnson e Trump hanno ritirato la posizione anti-isolamento della popolazione, il presidente del Brasile Jair Bolsonaro si distingue non solo come il leader mondiale con la capacità mentale più ridotta ma come un potenziale criminale. In poche parole, lui e i suoi alleati hanno convocato una manifestazione contro l’attuale Parlamento per dimostrare supporto al suo governo. E, prima dell’inizio della crisi sanitaria, hanno deciso di farla il 15 aprile. Il problema (tranne il fatto che il capo del poter esecutivo ha pubblicamente richiesto e supportato una manifestazione contro il potere legislativo) è che Bolsonaro era appena tornato dagli Usa. E con lui sono tornati altri politici e consulenti fra i quali 23 sono testati positivi per il nuovo Coronavirus. Omettendo i referti dei due tamponi a cui è stato sottoposto, Bolsonaro ha messo a rischio non solo tutti quelli che lavorano al suo fianco, ma anche le persone che aveva salutato personalmente in piazza durante la protesta del 15 marzo. Continua a ripetere che il Covid19 sia solo una piccola influenza e che l’economia non si può fermare, mettendo a rischio non solo la popolazione brasiliana ma il funzionamento del nostro fragile sistema sanitario. In poche parole: il suo impeachment è la nostra unica possibilità.

Giorno 6

La mia famiglia vive a San Paolo e li sento ogni giorno. Mi conforta sapere che stanno bene e che stanno a casa comprendendo la gravità della situazione. Sono preoccupato per la loro situazione data la scarsa capacità da parte del governo brasiliano di gestire la crisi, oso immaginare che per loro sia ancora peggio.
Con due figli nel Paese con più casi al mondo, è più che difficile addestrare la mente a ragionare con i fatti e non con la paura.

Giorno 7
In questi ultimi giorni non ho lavorato, ho avuto un piccolo riposo. Riposo necessario per fare le cose importanti: giocare al pc, ascoltare musica nuova, guardare dei film e The Office col mio coinquilino.
Non riesco a immaginare di vivere questo periodo senza la sua compagnia e amicizia. Sia quando si beve, quando si scherza, la confortevole presenza di un’altra persona ci permette di passare una giornata (o tante giornate) senza sentire il peso di questo tempo. E ovviamente per parlare con la mia ragazza. Non la vedo da una decina di giorni già anche se abitiamo vicini, forse 500 metri di distanza. Ci sentiamo sempre, sia via WhatsApp che videochiamate. Ed io odio le videochiamate. Abbiamo avuto anche una litigata in questi giorni, la prima volta da quando siamo insieme ufficialmente, e l’abbiamo fatta per telefono. Ti prego vírus, vattene.

Dovrei andare a trovarla ? Non lo so. Potrei farlo. Però quello che mi preoccupa (anche a lei) non è essere fermato dalla polizia o un’ eventuale multa, ma mettere a rischio altre persone. I miei pazienti e i miei colleghi meritano questo sacrificio.

Illustrazione di Sasha Todini