Detenuti si prendono cura di cani abbandonati: il progetto Fuori dalle Gabbie a Spoleto

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Storie di rinascita: si potrebbe chiamare anche così il progetto che vede coinvolti cani e detenuti, e che dà loro un’occasione di riscatto. Un riscatto che ha sfumature differenti, per i detenuti si tratta di un reintegro sociale, per i cani di un salvataggio dall’abbandono. L’occasione è stata data da Fuori dalle gabbie – questo il nome ufficiale – nato dalla Fondazione Cane Canem e che ha visto protagonisti persone in cella nella cura di
cani senza famiglia. Il carcere in questione è la Casa di Reclusione di Spoleto, dove al momento sono due i detenuti che si occupano di dieci cani particolarmente bisognosi. “Abbiamo voluto creare un circuito virtuoso tra il territorio con il Comune, il carcere e il canile”, racconta Federica Faiella, vicepresidente della Fondazione. “È iniziato con la formazione all’interno dell’istituto, ed è proseguito sia nell’ambito del carcere
con l’allestimento di un piccolo canile, sia nel canile comunale dove i detenuti hanno potuto mettere a punto dei lavori di manutenzione e ristrutturazione del sito”.   In tutto le persone coinvolte nel progetto sono state venti: quattro per l’affidamento degli animali, sedici per lo svolgimento di lavoro di pubblica utilità. L’iniziativa ha previsto diverse fasi. A iniziare dalla realizzazione di un corso di formazione a carattere teorico–pratico per le persone detenute in materia di corretta gestione dei cani. È stato allestito poi un piccolo rifugio in una zona adiacente il carcere. E infine, sono state stanziate borse lavoro. “La selezione dei detenuti si è basata su due criteri. È stato coinvolto chi per la posizione giuridica poteva lasciare il carcere temporaneamente e chi si era distinto per capacità e predisposizione”, continua la vicepresidente. “Ci sono mamme con cuccioli, cani abbandonati, spaventati o malati. Una bella storia è quella di Kira, cagnolina che è stata portata in canile perché i proprietari erano in difficoltà economiche. I detenuti se ne sono occupati, e poi la Fondazione ha permesso il suo ritorno a casa”. Ogni giorno, quindi, i carcerati si danno da fare e sperimentano una forma di amore verso gli amici a quattro zampe. “Somministrano loro acqua e cibo più volte al giorno. Si occupano della tolettatura, ma anche della pulizia dei box. Svolgono attività di socializzazione per far sì che gli animali possano essere preparati alla vita in famiglia”. Il progetto quindi vuole cambiare il destino di cani abbandonati costretti a vivere in rifugio. Ma in aggiunta a questa missione c’è anche il valore dell’inclusione sociale. “Abbiamo visto gli effetti. Il prendersi cura dà un senso alla
giornata del detenuto. Gli dà una progettualità nel medio e lungo periodo: non si tratta solo di un benessere psicofisico che scaturisce dal contatto con gli animali. C’è anche il benessere dovuto alla prospettiva di un inserimento nel mondo lavorativo”. Dalla Fondazione è partita una campagna di raccolta fondi per garantire la continuità del progetto a Spoleto. Le donazioni raccolte saranno utilizzate per garantire il training formativo intensivo alle persone detenute, sostenere i costi connessi al completamento dei lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria del canile comunale; assicurare l’erogazione di borse lavoro ai detenuti incaricati della gestione della sede secondaria del canile comunale di Spoleto.

Arianna Sorrentino