Cosplay ternani: intervista a Ebichan e Hanamivea

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Il cosplay, la pratica di vestirsi come i personaggi di fumetti, videogiochi, film o prodotti d’animazione all’interno di fiere e raduni dedicati, da ormai diversi anni è un hobby ampiamente diffuso anche in Italia.
Si ritiene che la prima forma di cosplay ante litteram sia stata ideata dall’editrice Myrtle R. Douglas nel 1939 nella forma del futuristicostume, un tipo di travestimento ispirato al film La vita futura di William Cameron Menzies del 1936 e creato in occasione della prima edizione del World Science Fiction Convention. Il termine “cosplay” nasce però in Giappone nel 1983, quando Nobuyuki Takahashi lo usa in un articolo della rivista «My Anime» come portmanteau delle parole “costume” e “play”. Il neologismo, a detta di Takahashi, serviva a distinguerlo dal termine giapponese per “mascherata”, “kasou”, che avrebbe avuto delle connotazioni troppo formali e antiquate.

Neanche l’Umbria è esente da questo fenomeno: Sofia Zara e Silvia Franceschini (sulle loro pagine Instagram, rispettivamente, Hanamivea ed Ebichan) sono due cosplayer di Terni che si sono rese disponibili a raccontare la loro esperienza con questo hobby.

Sofia ha iniziato con il Romics del 2018, mentre Silvia ha esordito all’edizione del 2021 della stessa fiera, ma entrambe raccontano che l’interesse per i costumi iniziava da molto prima. “Sin da quando ero piccola”, spiega Sofia, “facevo sempre feste in maschera, perché il mio compleanno cadeva vicino a Carnevale. Quindi da allora sono sempre stata appassionata dell’immedesimarmi in un personaggio che mi piaceva. Questa cosa è poi cresciuta negli anni, me la sono portata dietro, e l’ho fatta sfociare nel cosplay”.

Per Silvia, invece, l’approccio è arrivato “sempre un po’ attraverso il filtro Sofia, nel senso che conoscendo la sua pagina quando parlavamo le dicevo di essere orgogliosissima di quello che faceva, perché secondo me è una vera e propria forma d’arte. C’è tanta passione dietro, c’è tanta cura per i dettagli. Piano piano poi la curiosità di provarci è venuta anche a me”.

Nel fare cosplay la condivisione delle proprie creazioni è un elemento centrale anche e soprattutto per avere un feedback da parte di “colleghi” e altri appassionati, creando così una rete di rapporti particolarmente affiatata. Come racconta Silvia, “la vedo un po’ come se siamo tutti amici, perché tu mi dai un consiglio, io lo do a te, ti chiedo come hai fatto questa cosa, quindi c’è una bella community. Quando parli con le persone e si chiacchiera tutti insieme alle fiere ti capita di prenderti anche quella parte positiva e pensare che quello che porto, quello che so fare da un punto di vista materiale di costruzione di qualcosa nel cosplay, so farlo, ho anch’io un mio valore. E questo è un qualcosa che ti porti dalla fiera e ti sprona a fare ancora meglio la prossima volta, a fare di più”.

Immancabilmente, come in altre attività del genere, può capitare che si creino attriti dettati dalla competitività o da visioni contrastanti. Secondo Sofia “si è liberi di interpretare l’attività come il cosplayer preferisce. A me personalmente piace dare un tocco personale ai cosplay, ma per esempio sono stata criticata per avere dei tatuaggi, e ovviamente non è che li posso nascondere per fare il cosplay, anche se il personaggio non ne ha di tatuaggi. Non mi interessa davvero essere identica al personaggio, mi interessa rappresentarlo nel modo che preferisco, come mi ci sento a mio agio”.

Discorsi del genere riguardano spesso anche gli aspetti economici, che in certi casi non sono indifferenti: a detta di Silvia “vedi persone che fanno dei discorsi che possono risultare un po’ ostici, tipo che può fare cosplay solo chi può permettersi l’abito da 100-200 euro, e tu che magari cerchi di farlo da sola – Sofia per esempio tanti se li è cuciti da sola – oppure di prendere qualcosa che hai a casa e modificarlo per adattarlo al personaggio sei vista come una che porta qualcosa di minore valore. Secondo me, anzi, è molto più bello quando sei tu stesso che ci metti le mani in pasta”.

Nonostante queste problematiche, però, l’esperienza rimane in larga parte positiva, ed entrambe si dicono intenzionate a portare avanti l’attività. E, anche se con tutti i dubbi del caso, senza escludere che possa diventare altro da un semplice hobby.

Leonardo Colaiacovo