Che cos’è la sagra?

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Caro lettore del MUG, se ti dico “sagra” che cosa ti viene in mente? Sicuramente questa domanda posta a un umbro può suscitare risposte come “cibo”, “musica”,” estate”, “amici”, “famiglia” o “tradizione”. È chiaro che la sagra è una parte fondamentale della cultura umbra e del suo popolo, però non è la stessa dalle origini, anzi è in costante trasformazione ed evoluzione perché tuttora sta cambiando forma.
Il termine sagra proviene dal latino “sacrum” (sacro), e questo perché, all’inizio, questo tipo di festività aveva una dimensione religiosa e di solito corrispondeva a un momento particolare dell’anno (primavera, estate) oppure della vita contadina (vendemmia, uccisione del maiale, mietitura, ecc.). Questo si percepisce in sagre umbre molto note come ad esempio quella della porchetta a Costano, creata alla fine degli anni 60, quella della lumaca a Lacugnano, nata negli anni 70, oppure quella della cipolla a Cannara (foto in copertina) la cui prima festa è stata nell’81.

La Sagra del Tartufo di Ripa

Il prodotto più caratteristico del paese sarà il protagonista della sagra: verso il lago Trasimeno troviamo, ad esempio, San Savino che offre la Sagra del Gambero e del Pesce del Lago oppure Sant’Arcangelo che ha la Sagra del pesce sfilettato. Nelle aree tartufigene incontriamo sagre come quella del Tartufo a Spina di Campello sul Citunno e quella a Ripa. Il cinghiale è protagonista di sagre come quella di Guardea, nella provincia di Terni, o come quella di Sigillo. Per ultimo, non si può dimenticare la sagra che raccoglie l’essenza di quelle più significative e questa è la Rassegna delle Sagre di San Sisto che quest’anno ha in programma la sua 39esima edizione. Le sagre umbre sono molto variegate e diverse anche se hanno una cosa comune tra di loro: in tutte si mangia insieme. E non solo questo; in tutte si mangia fuori da casa insieme. Si abbandona il privato, i piccoli gruppi di persone e il silenzio che offre uno spazio chiuso per occupare quello pubblico: lo spazio delle strade, delle piazze e dei vicoli del paese, in cui grandi gruppi di persone si conoscono, chiacchierano e condividono il loro tempo.

Storicamente queste feste hanno puntato sull’identità locale, sul ritrovarsi insieme in una tradizione, sul sentimento di appartenenza a un gruppo che in questo caso è un paese. Poi le sagre sono cambiate al ritmo dei loro visitatori. Alcune sono cresciute a livello d’importanza e fama come la Sagra dell’oca a Bettona, che quest’anno festeggia la sua 37º edizione. Dagli anni 80 si osserva un fenomeno denominato glocalizzazione, in cui nei paesi si offrono prodotti e servizi del mercato globale e internazionale ma adattati alle leggi e alla cultura locale.
Ogni festa porta al paese migliaia di visitatori e questo afflusso sempre maggiore di persone comporta un investimento economico ogni anno più importante. La sagra diventa un’opportunità per il paese ospitante di farsi conoscere dai turisti, può essere un’occasione per le persone che abitano vicino di tornarci, così come può essere un momento per le persone che ci abitano di fermarsi lì anziché andare altrove, per cui è chiaro che organizzare un evento accattivante è vantaggioso.

La Sagra della Porchetta di Costano

Il sentimento di gruppo si sente, allo stesso modo, nella disponibilità dei paesani di tutte le età di lavorare nel funzionamento della festa; non solo, queste manifestazioni sono anche un’opportunità per sviluppare la vita sociale: permettono ai giovani di andare a cena insieme e di poter incontrare per caso la persona che hanno tanta voglia di vedere. Per le famiglie e i gruppetti di amici è l’occasione di stare insieme lontani dallo stress del lavoro, della scuola o dell’università. Per gli anziani può essere una pausa dalla routine per mangiare ciò che il dottore non gli permette da tempo e indossare il vestito o la camicia preferiti.

Il successo di queste feste paesane ha permesso lo sviluppo di sagre considerate oramai tradizionali e la nascita di nuove. Tra quest’ultime c’è la Sagra degli gnocchi fatti a mano a San Giovanni Profiamma che ha da poco festeggiato la sua V edizione oppure la Sagra delle carni e della frittella a Baiano che conta 4 edizioni. Da quando conosco le sagre ne sono diventata un’amante, venendo da un altro paese mi hanno permesso di conoscere meglio la cultura umbra attraverso la sua cucina regionale e il modo in cui la gente si riunisce per stare insieme all’aria aperta.

Andrea Muñoz Guerra