Brevi storie di musica e d’amore

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Sono le 7.30 del mattino, caffè e rassegna stampa. Il «New York Times» ha la priorità su ogni altro giornale. La fascinazione che provo per quello che è americano resterà uno dei più grandi misteri della mia vita. Questo potere d’attrazione non è valido per le armi, il divieto di aborto in alcuni Stati, la pena di morte e tanto altro ancora. So per certo però che la mia esistenza sarebbe incompleta senza Joan Didion, Quentin Tarantino, Woody Allen, Raymond Carver, Tyler the Creator, Kendrick Lamar e devo ammettere, con un po’ di vergogna, che anche le sorelle Kardashian fanno parte della lista.
Mentre fascino e repulsione lottano dentro di me, da vera americana media, mi imbatto in un articolo che raccoglie le testimonianze scritte per il podcast Modern Love. Il «New York Times» ha chiesto ai suoi lettori: “Qual è la canzone che ti ha insegnato l’amore da adolescente?”. Dopo aver letto le risposte e aver pianto per l’intera durata della mia lenta lettura, ho deciso che volevo porre la stessa domanda, pubblicare qui le risposte, e rubare quindi l’idea al «New York Times».
Un piccolo breviario fatto non solo per avere l’occasione di crogiolarsi nei ricordi, ma anche per essere usato da scialuppa di salvataggio da quei giovani adolescenti che, proprio oggi, imparano le sfaccettature dell’amore. Nelle piccole storie che leggerete non è specificata l’età, il genere o la provenienza del narratore, sta tutto nell’immaginazione del lettore.
Ognuno di noi è stato adolescente, chi prima, chi dopo. Tutti abbiamo amato, sofferto, pensato, sanguinato e gioito. Queste sono piccole testimonianze, brevi storie di musica e d’amore.

Heroes – David Bowie
Non servono presentazioni e non ne farò. A 17 anni eravamo innamoratissimi (io e il mio compagno di banco). In classe leggevamo Baudelaire durante le ore di matematica e ascoltavamo canzoni. Volevamo sembrare quello che tutti gli adolescenti volevano essere: un po’ maledetti, un po’ belli e un po’ disperati. Non eravamo esattamente come i ragazzi dello zoo di Berlino ma in quella città, in gita scolastica, sotto il Muro ci siamo sentiti dei supereroi unici e grandi. Eravamo ragazzini ma non lo sapevamo.

Yesterday – The Beatles
Yesterday dei Beatles suonata da un vecchio vinile nella stanza. La canticchiavamo abbracciati in una danza immobile su un filo di lacrime pochi minuti dopo esserci lasciati. Non so se mi abbia insegnato cos’è l’amore ma di certo mi ha fatto capire cosa può essere quando finisce. Mi ha insegnato il dolore e l’emozione, mi ha insegnato che l’amore è una magia che scopri tale solo quando svanisce.

Aspettando il sole – Neffa
Credo secondo anno di liceo, fine maggio, una mattina io e i miei amici saltiamo la scuola e decidiamo di andare a fare un bagno al mare. C’era con noi un ragazzo, più piccolo di me di un anno o poco più, che conoscevo da quando eravamo bambini. Avevamo un rapporto fatto di scherzi, risate e divertimenti, un rapporto di infantile purezza. Quel giorno mi ha parlato dei sentimenti che provava per me. Avevo capito qualcosa ma non avrei mai potuto immaginare le parole che ho ascoltato. Non sentivo lo stesso per lui, ma lo stupore che ho provato in quel momento e il naturale cambiamento del nostro rapporto mi ha spezzato il cuore.

Reality – Vladimir Cosma 
Non ho una canzone d’amore, inteso come sentimento di attrazione, legata alla mia adolescenza. Ho un ricordo molto dolce della canzone Reality di Vladimir Cosma, colonna sonora del film Il tempo delle mele. Andai a vederlo al cinema accompagnata da mio padre scoprendo, per la prima volta, l’importanza di una forma d’amore verso di lui che ancora oggi perdura. Mi sentivo amata, protetta e radiosa. A distanza di tanti anni la perfezione di quell’amore, puro e assoluto, l’ho ritrovato diventando mamma. All’amore per mia figlia si accompagna la canzone di Mina Se telefonando.

Otherside – Red Hot Chili Peppers
Terza media, gita di fine anno, viaggio di ritorno, ultimi posti in fondo al bus.
Avevo una cotta per un ragazzo dell’altra sezione, che non mi calcolava perché andava dietro a un’altra. Ricordo che nel mio lettore cd grigio argentato un po’ distrutto girava questa canzone quando mi si avvicina il ragazzo e mi chiede cosa sto ascoltando, sedendosi a fianco a me. Cuore a duemila e tac, quello che avevo aspettato tutta la gita, ossia di parlarci, accadde.

I’ll Try Anything Once – The Strokes
Prendere decisioni a 15 anni è molto difficile e io mi sento impacciata e goffa. Piaccio a tutte le persone sbagliate e io mi chiedo perché. Uomini più grandi, ragazzi fidanzati, ma sapere che qualcuno può dirti “ti vedo” è così importante. E poi arriva un ragazzo bellissimo dagli occhi azzurri, facciamo lunghe passeggiate e parliamo. Scopro che ci sono molti modi per sbocciare nel mio corpo di farfalla.

I’ve Just Seen a Face – The Beatles
Tratto da una storia vera. Credo 15 anni su per giù. Non mi ricordo benissimo, ma era una cosa tipo pigiama party a casa di una mia amica, saremmo stati in cinque o sei. E c’era anche la ragazza che mi piaceva, perciò ovviamente ho fatto in modo di dormire vicino a lei, anzi a dire il vero non abbiamo proprio dormito: siamo scappate nel cuore della notte, dalla finestra di questa poveraccia che ci aveva invitato (delle deficienti a ripensarci) e siamo andate al mare col mio motorino. Mi ricordo che avevo un MP3, ci siamo messe le cuffiette e abbiamo ascoltato questa canzone, aspettando l’alba. Fine della mia storia. Ancora non sapevo che questa era una stronza senza cuore: beata giovinezza! Però devo ammettere che quel momento fu molto bello.

I Miss You – Blink-182
Il mio primo ragazzo, una storia durata poco, 3 settimane forse, lui è stato frettoloso nel dire “ti amo” e io altrettanto frettolosa nel lasciarlo, perché si sa a 15 anni pensiamo di sapere tutto di come funzionano i sentimenti.
Siamo rimasti amici, tanto amici, lui si è fidanzato e io mi sono resa conto del mio errore di valutazione, ho passato anni ad ascoltare questa canzone e a sperare che lui tornasse indietro.

Goodbye my Lover – James Blunt
Durante l’adolescenza, come tutti, ero innamorata. Ma ero sicura di aver già trovato l’amore della mia vita e ho passato con lui cinque lunghi anni, già pensando a quando ci saremmo sposati e a come chiamare i nostri figli. Con la fine dell’adolescenza, l’arrivo dell’università, il trasferimento in una città nuova, la realizzazione (un po’ in ritardo…) che lui non mi amava, quella relazione è finita e una nuova parte della mia vita è iniziata. Ma, quando è finita, la canzone che ascoltavo mentre piangevo nella mia cameretta di giovane universitaria era questa, potete chiedere conferma alle mie brave coinquiline che penso ancora se lo ricordino!

New Gold Dream – Simple Minds
Diciamo che non ho mai avuto una colonna sonora della mia adolescenza. Semplicemente perché interrotta dalla morte di mio padre. Ho un prima e un dopo quella tragedia. Prima ero troppo piccolo per innamorarmi, subito dopo ero troppo impegnato a superare quel dolore e non ho avuto tempo per l’amore. Certamente ho il ricordo indelebile della colonna sonora di quando finì la mia adolescenza e quando iniziò il mio innamoramento per la vita nel suo insieme e nelle sue molteplici espressioni. Stairway to Heaven dei Led Zeppelin e New Gold Dream dei Simple Minds. La seconda canzone sentita in auto in un tramonto sullo stretto di Messina, con le Isole Eolie a contorno, era l’apoteosi di una vita senza limiti e piena di sogni. Tutto mi è sembrato perfetto, tutto mi è stato chiaro. Ero pronto alla vita e all’amore. La prima canzone invece sono ricordi più carnali, di falò sulla spiaggia, che sa di sale, di tenebra e di stelle cadenti. Il mistero e l’immensità della vita e della femminilità. Paura e mistero ma pienamente preso e definitivamente attratto da un mondo a me sconosciuto.

It’s A Pity – Tanya Stephens
Primo pomeriggio, 15 anni. I genitori del mio quasi ragazzo erano partiti e avevamo casa libera. Era primavera, la mia stagione preferita. Ascoltavamo musica nella sua cameretta, Tanya Stephens cantava It’s a Pity. Le pareti della camera erano bianche e c’era un piccolo canestro appeso e lui mi insegnava a giocare a basket, ancora oggi sono capace di fare canestro. Era il primo ragazzo che toccavo veramente, non ero mai rimasta in casa da sola con un uomo. Lui era in pantaloncini e canotta da basket e mi sembrava la cosa più bella dell’universo. Per la prima volta in vita mia provavo una strana irrequietezza mai conosciuta prima. Se ci ripenso ora il cuore si riempie di tenerezza e rido per quel vezzo che aveva di vestirsi sempre con gli abiti del basket.

La mia storia tra le dita – Gianluca Grignani
Avevo 17 anni e il coraggio di mandare lontano dalla mia vita qualcosa che non faceva al caso mio, anche se per anni è stato per me l’amore.
Una notte da un numero privato mi è stato dedicata questa canzone. Ci calzava a pennello e ho pianto anche io. Quella volta capii che nonostante l’emozione e l’amore per anni provato, stavo scegliendo di amarmi.

Jealous Guy – John Lennon
Ascoltata alla radio in macchina, dopo essermi lasciata con il mio primo ragazzo. Una valle di lacrime, ma ascoltando quelle parole ho rivisto un amore tossico che doveva finire. Forse non la prima canzone che associo all’amore, ma quella in cui più ho ritrovato certi meccanismi dell’amore.

Sere nere – Tiziano Ferro
Un’intera generazione attratta da questo giovane di Latina che non sapevamo avrebbe fatto uscire un singolo per ogni situazione sentimentale e che, ancora oggi, ci fa battere il cuore.
Il suo “e più mi vedrai, meno mi vorrai e meno mi vedrai e più sarò con te” è diventato dogma di tutti gli amori non corrisposti. Sentendo in loop quella canzone pensavo tra me e me: quel compagno di classe dagli occhi verdi profondi era un amico o qualcosa di più? E soprattutto i miei sentimenti erano ricambiati o avrei rovinato tutto?
La risposta l’ebbi senza che venissero consumati i 140 caratteri a disposizione quando lessi “oggi mi sono pentito di non essere entrato a scuola solo per te”.
Quel giorno stesso era in programma un’uscita al cinema di gruppo per vedere il film dei Simpson. Ovviamente non vedemmo neppure una scena, presi da quella voglia di baci sospesi che fino a quel momento erano rimasti chiusi in uno zaino pieno di libri e quaderni, circondati dallo stupore di tutti quelli che non potevano credere ai loro occhi.
Finì presto – a causa mia – appena trasferiti all’università in due città diverse.
Ma oggi vent’anni dopo siamo di nuovo insieme: quell’amore non solo era corrisposto, era quello della vita. Abbiamo combattuto il silenzio parlandogli addosso, come dice Tiziano.

Best Friend – 50 cent
Autunno 2007, quinto ginnasio. La piccola sconosciuta dall’altra parte della classe, che avevo notato dal primo giorno di scuola l’anno prima, era diventata la mia migliore amica. Quell’estate la mia prima fidanzata mi aveva lasciato perché era invaghita di un ragazzo col fisico da nuotatore. Best Friend, perché era l’unica che mi stava accanto, che mi prometteva di non abbandonarmi mai. Me ne stavo seduto in classe a pensare a cose che l’avrebbero fatta ridere, l’accompagnavo tutti i giorni nei corridoi della nostra scuola gigante. Vasca dopo vasca, nella speranza di incontrarci il ragazzo vestito da basket che la faceva emozionare. Ascoltavo questa canzone dal suo ipod fuxia in classe, occultando coi quaderni il filo delle cuffie che ci dividevamo. Non capivamo il significato delle parole nelle strofe, ma solo il ritornello e la promessa che ripeteva. Dopo quindici anni guardo mia moglie, quella piccoletta dell’altro lato della classe. Il suo sguardo, attento e sognante, era dentro di me da molto tempo prima di questo momento.

Strani amori – Laura Pausini
Mangiavo solo mele verdi, piangevo spesso e avevo il cuore spezzato.
Non me ne vergogno, questa è la mia canzone #laura nel cuore.

With Me – Sum 41
Fu la colonna sonora di una relazione e un sentimento mai mutato nel tempo. Se l’ascolto oggi rivivo quelle sensazioni e ricordo a me stessa che le farfalline nello stomaco non devono durare solo qualche mese.

More Than Words – Extreme
Erano gli anni ‘90 e ogni sera, a casa mia, cantavamo al karaoke. Usavamo un software installato dell’antichissimo computer di mio padre, che riproduceva in suoni squillanti e elettronici le basi di canzoni più o meno vecchiotte, tutte famosissime. Tra queste, More Than Words degli Extreme. Il testo esplodeva sullo schermo a caratteri bianchi, accendendosi gradualmente di giallo con l’avanzare della musica, e mentre stonavo dieci note su nove, la me tredicenne pensava: ‘Quanto deve essere difficile avere un amore che non ha più bisogno di parole – che solo col silenzio regala la consapevolezza del sentimento che lega due persone’. A breve avrei dato il mio primo bacio, per me decantare l’amore a tutto strillo era fisiologico, nella sguaiatezza di quell’età. Solo più avanti ho capito quanto era reale l’amore trasmesso dal tocco di una mano, “oltre le parole”.

Un fiore per coltello – Officina della Camomilla
Una canzone che il mio migliore amico e la sua crush di allora mi hanno fatto sentire una sera fuori da un locale. L’ho ascoltata ripetutamente per un paio d’anni almeno. Non tanto perché mi piacesse, anzi fin dall’inizio mi era sembrata una canzone quasi per gioco, una canzone in miniatura o addirittura una parodia. Però quella particolare diminuzione del mondo, accostandosi allo spazio dell’esperienza come un particolare spazio dell’immaginazione, mi ha aiutato a prendere le misure delle cose e insieme io, il mio amico e quella ragazza sembravamo davvero riuscire a capirci.
Se devo pensare a una canzone che mi ha insegnato cosa sia l’amore, mi viene da pensare a questa. Non nel senso che mi ricorda una relazione di preciso, ma nel senso che incidentalmente mi ha fatto capire come certi momenti della vita possano essere vissuti in sincronia con la vita di altri.

Illustrazioni Stella Bastianelli
Testo Federica Magro
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