Aneliti di stelle e l’arte al tempo dell’era spaziale

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This is Major Tom to Ground Control
I’m stepping through the door
And I’m floating in a most peculiar way
And the stars look very different today

For here am I sitting in a tin can
Far above the world
Planet Earth is blue
And there’s nothing I can do

Qui è Maggiore Tom a Base Terra,
Sto per varcare la porta
E sto fluttuando nello spazio in modo molto strano
E le stelle sembrano molto diverse oggi

Perché sono qui, seduto in un barattolo di latta,
Lontano sopra il mondo,
Il pianeta Terra è blu
E non c’è niente che io possa fare.

Space Oddity 1969

 David Bowie

 

È un viaggio spaziale quello racchiuso nelle sale del museo civico di Palazzo della Penna, una mostra che ci porta sulla Luna.  Aneliti di stelle (21 dicembre 2019-2 febbraio 2020) è il manifesto spaziale di artisti che hanno inghiottito fantasia per regalarci l’universo. Dalla pittura al cinema, dalla musica alla danza, ogni fenomeno artistico è stato toccato dalla tematica. Gli ultimi anni Sessanta erano quelli dell’ossessione spaziale, un capolavoro dietro l’altro bombardava le teste dei non alieni. Stanley Kubrick nel 1968 stupiva il mondo con 2001:Odissea nello spazio. David Bowie nel 1969 cantava uno dei suoi pezzi migliori di sempre, Space Oddity. Insomma, chi prima chi dopo, a contribuire alla crescita di questo immaginario collettivo sono stati in molti. Pittori compresi.

Direttamente dalla superficie lunare atterrava sulla Terra, il 20 settembre del 1934, Mario Schifano.  Pittore, fotografo e regista, rappresenta al meglio gli anni delle scoperte cosmiche, con un occhio di riguardo per l’America più che per la Russia. Nel 1970 visitò il Lydon B. Johnson Space Center di Houston con l’intento di girare un film sugli alieni, ma nonostante la sceneggiatura già scritta con Tonino Guerra il progetto non sarà mai ultimato. Rimarranno le foto stampate su carta baritata e argentata, di NASA e Pentagono, ma anche quadri che esprimono il rapporto farcito di contraddizioni con l’America che definirà anemica, come anemico è il paesaggio che possiamo osservare fra i dipinti della mostra. Uno scenario piatto, che aspetta lo sguardo del visitatore per acquisire un senso compiuto, una personale proiezione che lo faccia diventare mare su Venere o neve su Marte.

Di astri e crateri è fatto anche il futurismo e non poteva mancare il padrone di casa Gerardo Dottori in compagnia di un altro importante esponente della corrente: il cosmico Enrico Prampolini. Non solo pittore ma anche scenografo, scultore e costumista, con il quadro Alba tragica sembra creare un teorema per viaggi spazio-tempolari, pronto ad attivarsi se proiettato su di una spiaggia al cospetto di una nobile stella marina. Il suo astrattismo è così forte e i suoi colori così intensi che da lontano sembra di scorgere una scala per le stelle o un grande telescopio per osservarle, avvicinandosi è un mondo dal quale scappare o magari rimanere.

Nel lontano 1902 Georges Méliès realizza quello che verrà considerato il primo film di fantascienza, Viaggio nella Luna, tratto dal romanzo di Jules Verne Dalla Terra alla Luna. Il film, girato a Parigi con una cinepresa fissa in bianco e nero, vive anche nella sua versione a colori creata interamente a mano. Lo spazio espositivo alla fine della mostra ci permette di poter godere di questo spettacolo. Accompagnati non solo da Méliès , ma anche dalle successive proiezioni di Charles-Émile Reynaud o dell’animatore Dave Fleischer,  ci troviamo proiettati agli esordi del cinema, dello spazio o dell’uomo che abbandona il suo stato di terrestre per diventare alieno.

Andrea Baffoni, curatore dell’esposizione, ci mostra lo spazio e le sue molteplici forme, l’uomo che le assembla e le disfa a ritmo della propria immaginazione. Lo spazio è solitudine, è gioia, punto di arrivo ma anche di ritorno, è un sogno, incubo. Lo spazio è Dorazio, Fontana, Brajo Fuso, lo spazio è Palazzo della Penna che orbita lentamente nella galassia di una bella Perugia.

Museo civico di Palazzo della Penna

Federica Magro